Poesia | Svenimenti a distanza di Mario Fresa

Il lavoro di Mario Fresa può essere interessante per pochi e semplici motivi. Leggendo la sua raccolta o come piace chiamarla a me “autobiografia sentimentale”, ho respirato la tragicità della malattia come un periodo dove l’autore non voleva e non doveva esserci, ma che inevitabilmente si ritrovava a vivere. Si percepiscono gli sguardi e riecheggia nei versi quello che il poeta sente, una musicalità a gradini, a tratti arida e non liscia. Mario Fresa mi spiazza con la forma del prosimetro, che ricorda tanto il nostro Dante; ricorda Dante anche il numero nove che torna sotto forma di “capitoli”. A questo punto mi sono chiesto se il lavoro di Mario Fresa non fosse proprio quello di creare una sua Vita Nova e scrivere, appunto, una sua autobiografia sentimentale. Bene, non lo so, ma penso che Dante non vada scomodato. Di certo nella raccolta non c’è niente di classico o di una scuola poetica particolare o di avanguardia o di uno stile qualsiasi, c’è, e questo si può dire, molta sincerità. Sta di fatto che il suo stile di non avere uno stile, o meglio, non avere uno stile curato, mi ha affascinato, e forse era proprio quello che il poeta voleva far intendere e mostrare: una poesia piana, senza ricerca e lirica. I suoni delle parole riportano a colori grigi, a scalini difficili da percorrere e anche se non sembra si percepisce una cantilena, una litania, una preghiera che ritorna e ritorna.

Leggendo questa raccolta ho trovato veramente difficoltà, il messaggio di Fresa sembra essere chiaro ma si perde, forse quando leggo un lavoro poetico cerco sempre la potenza, la luce, l’oscurità, il soffocare e il respirare. Questa raccolta è nebbiosa, si gonfia per arrivare al massimo della sua essenza, ma poi ricade nell’assenza, nella piattezza e sviene. È una poesia aggomitolata che non si snoda, è una poesia che non lascia l’amaro in bocca, una poesia che ti fa dire “e quindi?”. Una poesia che non mi ha fatto sentire né dentro né fuori. Ho vissuto questo libro come in un limbo e mi è piaciuto non capire. Se la chiamassi “poesia ricercata” direi una menzogna, se la chiamassi invece “disarmonica” direi anche qui una bugia. Quindi posso affermare il coraggio di Mario Fresa, il coraggio di rimanere nel limbo e di essere un temerario.

Non sono riuscito a capire il senso delle prime righe della presentazione di Svenimenti a distanza a cura di Eugenio Lucrezi: “Lo leggi, questo libro, e torni a chiederti che cosa resta da fare, oggi, di quel grandioso edificio storico che è stato chiamato, per secoli, letteratura.” Sarebbe bello parlarne.

Nota di lettura a cura di Paolo Pitorri


Poesie estratte da Mario Fresa, Svenimenti a distanza (Il melangolo, 2018):


Mi siedo fingendo di essere un suono interminabile. La strada arriva a te, cotone d’aria, per essere guardata con autentica pazienza da chi parla, da chi risponde: « Non l’ho sentito per nessuno, mai. .                                                               Te l’assicuro». Prova a spezzare le tue movenze in quattro, come un avaro mostro che gioca senza riguardo a ricercare me, nello spedale delle parole vinte o sottili: topi di artiglieria che vengono alle mani, se tu gli muovi guerra; e così sia.


*


In tanto spazio, quanti nemici stanno nella materia? La tua voce raggiunge le dita e noi saremo uguali per sempre. Ma cos’era successo davvero, ai nostri poveri amici? Oltre il giardino dell’ospedale, dico? Oltre l’abbraccio della prima ora?

E tu, scontrosa diligente, mi basterai per l’ultimo proiettile, per questo allegro ballo inciso nel fosforo dell’aria?


*


Tutti anneghiamo alle nostre spalle come una lingua sottile da caviglia: un po’ di magro territorio che non ci fa sparire come vogliamo. Smisto i santi in pacchetti da mille, e li divoro come vengono, così, sotto le dita, visto che – a conti fatti – lo spirito sconcerta e parla fino al limite preciso della pelle. Allora buonanotte, mi dice lui – sottile come un dito: su questa terra, dunque, non è rimasto più nessuno?

Questo blog viene aggiornato senza alcuna periodicità, la frequenza dei post non è prestabilita e non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale o una testata giornalistica ai sensi della legge n. 62 del 07/03/2001. Tutti i diritti sono riservati – barbaricoyawp.com; la redazione di YAWP prima di pubblicare foto, video o testi ricavati da Internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti d'autori o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso di materiale riservato, scriveteci a yawp@outlook.it e provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.