Poesia | testi di Chandramohan Sathyanathan

Aggiornamento: giu 11


Chandramohan Sathyanathan photo credit Umar Timol


Oggi presentiamo tre poesie del poeta e critico letterario anglo-indiano dalit Chandramohan Sathyanathan introdotte da una nota della poetessa americana Ellen Bass.


Storia, mito e lingua madre. Una nota di Ellen Bass.


Le poesie di Chandramohan Sathyanathan sono risolute, ossessionanti, significative. Affrontano grandi temi: storia violenta, memoria e linguaggio nelle sue complessità. In “L'ombra del mio ricordo”, Sathyanathan inizia con un'assoluta pretesa di autorità, “Sono il poeta, che ferma immagini/dall’abisso del tempo...” e continua a fare proprio questo. Con immagini vivide, confronta il modo in cui Mito e Storia sono mescolati con “con la precisione e sveltezza di/ una stoccata di cobra-lingua biforcuta”. Considerati gli eventi degli ultimi anni in cui non solo mito e storia, ma fatti e fatti alternativi, verità e menzogne, sono stati confusi e discussi, queste parole sembrano particolarmente urgenti. Sentiamo il poeta “iscritto nella terra”, con le radici che “cercano l’architettura/ con margine di respiro per tutti” e in quell'apertura, conclude: “Recupero me stesso”. Il poeta Li-Young Lee dice che scrive per creare un sé e qui vediamo Sathyanathan fare proprio questo.


In “Lo storico fa l’autopsia a un albero”, ispirato a “How to Pick a Hanging Tree”di Kwame Dawes, Chandramohan affronta la brutalità del linciaggio, descrivendo quale tipo di albero è necessario per impiccare un uomo. Seguendo il consiglio di Cechov di “scrivere con più freddezza”, questa poesia devastante descrive “Il terreno intorno alla base/ come il piattino da tè”. Quella metafora che spinge l'albero del linciaggio contro la piacevole e civile tazza da tè ci colpisce con tutta la sua forza, mostrandoci l'orrore di cui sono capaci gli umani, anche mentre bevono il loro tè. Forse la strofa più intrigante di questa poesia è in queste tre righe: “Quest’albero fu abbattuto/ con un’ascia, dal manico/ ricavato dall’albero stesso.” Qui l'albero è fatto per autodistruggersi. Mi fa pensare al modo in cui gli schiavi sono stati costretti a picchiare o uccidere altri schiavi, al modo in cui le vittime dell'Olocausto sono state costrette a scavare le proprie fosse, e così tanti altri modi in cui i torturati sono stati arruolati per compiere la propria morte. Alla fine “Le foglie di alberi siffatti sono verde intenso/ verde lussureggiante, che trae nutrimento dalle salme.” L'albero non ha scelta. Non è in grado di rifiutare ciò per cui è usato, ciò di cui è nutrito. È allo stesso tempo innocente e degradato.


Nella poesia finale di questo gruppo, “La mia lingua”, Sathyanathan condanna la pratica di costringere i bambini a rinunciare alla loro lingua madre e imparare una lingua più "accettabile" e tutto ciò che viene distrutto in quel processo. In una serie di forti metafore scrive: “Insegnare una lingua aliena alle elementari/ è come costruire dighe su fiumi/ troppo vicino alle sorgive./

Il fiume ne sarà sedato in eterno.”

Continua dicendo: “Amara pasta di neem /spalmata intorno ai/ capezzoli della mia madre naturale/ per svezzarmi dal mio volgare ‒” Non solo la lingua è perduta, ma anche quello che si può dire nella lingua appena introdotta non è così ricco, non così profondo o accurato come nella lingua originale. Quindi, non si tratta semplicemente di sostituire una lingua con un'altra, ma anche di limitare e distorcere il pensiero. Scrive: “Richiede un intervento chirurgico/ inter-generazionale/ per rimuovere i proiettili dell'uomo bianco/ dalla costola del mio libro di poesie.”

Recuperare la propria lingua, la propria mente, la propria storia è un processo lungo, ma queste poesie si impegnano pienamente a riprendere questo lavoro. (Ellen Bass)


The shadow of my memory


“… An unreliable shadow of memory” ‒ Italo Calvino (Tr: William Weaver )



I am the poet, fixing images

from the abyss of time

into the canvas of the past

where Myth and History are miscible

with the precision and swiftness of

a fork-tongued cobra strike.


To retrieve my memory;

I tame an eagle with my lyrics.

when sung with my blood-red tongue

the eagle glides over my landscape

scanning for rivulets of my bloodstream

veering off my footprint trail.


I grip the aerial roots

of a banyan tree

with my palm, l envisage

an oral lyric swaying

with the winds of the time.


After being scripted into

the soil, roots seek architecture

with breathing space for all

where I inhale an anti-clockwise birth.


In the preordained

aural ellipse of a prophecy

I retrieve myself.



L’ombra del mio ricordo


"... l’ombra insicura del ricordo. " ‒ Italo Calvino


Sono il poeta, che ferma immagini

dall’abisso del tempo

nella tela del passato

dove Mito e Storia sono miscelabili

con la precisione e sveltezza di

una stoccata di cobra-lingua biforcuta.


Per recuperare la memoria;

domo un’aquila con le mie poesie.

Se cantata con la mia lingua rosso sangue

l'aquila scivola sopra il mio paesaggio

scrutando in cerca dei rivoli del mio sangue

virando dalla scia delle mie orme.


Afferro le radici aeree

d’un baniano

col palmo, mi figuro

una lirica orale fluttuante

con i venti del tempo.


Dopo essere state iscritte nella

terra, le radici cercano l’architettura

con margine di respiro per tutti

dove inalo un’origine in senso antiorario.


Nella preordinata

ellisse aurale d’una profezia

recupero me stesso.



***



THE HISTORIAN'S AUTOPSY OF A TREE


“Kill, you may kill, sell, you may sell”

--- (Slave Transaction Document)

After “How to pick a hanging tree”? by Kwame Dawes


*

The roots must be strong near the base,

then it is unlikely that the trunk will be usurped

by the push and shove of a slave.

“A mushroom that grows on the bark has no deep soil.”


*


This tree was chopped down

with an axe, with its handle

axed from the same tree.


*


The soil surrounding the base

like the saucer of a tea-cup

has to be wide and deep enough

for the corpse to be covered.

Further excavations might unearth a trite semi-rusted tale

could crumble into pieces unless handled with care.


*


The leaves of such trees are greener

lush green, the nourishment from corpses.

This shade of green is abundant in “God’s own country”.





LO STORICO FA L’AUTOPSIA A UN ALBERO


"Uccidi, ne hai facoltà, vendi, ne hai facoltà"

--- (Documento del commercio di schiavi)

Ispirato a How to pick a hanging tree? di Kwame Dawes


*

Le radici vicino alla base devono essere robuste,

in tal modo, è improbabile che il tronco sia scalzato

dal peso e dalla spinta d’uno schiavo.

"Un fungo nato sulla corteccia non ha suolo profondo."


*


Quest’albero fu abbattuto

con un’ascia, dal manico

ricavato dall’albero stesso.


*


Il terreno intorno alla base

come il piattino da tè

deve essere largo e profondo quanto basta

da coprire il cadavere.

Scavi ulteriori porterebbero alla luce una storia trita semi-arrugginita

a rischio di sgretolarsi se non maneggiata con cautela.


*


Le foglie di alberi siffatti sono verde intenso

verde lussureggiante, che trae nutrimento dalle salme.

Questa tinta di verde abbonda nella “Terra di Dio”.


***



MY LANGUAGE



The language we speak now,

once had no fences;

aggravated trespassing

has rendered it barren.

At the frontiers of my language

deployed with an insidious intent

is a domesticated erstwhile stray-dog

with its bark worse than its bite;

but carefully tethered to harm no one.

If you frequent my tongue

the rust on your tongue-cleaner

can cause tetanus to your soul.

Introducing an alien tongue in elementary schools

is like building dams on rivers

too close to their origins.

The river will be sedated for eternity.

Bitter neem-paste

smeared around my

birth-mother’s nipples

to wean me away from my vernacular‒

for me to go and kiss the world.

Our minds like beddings with synthetic bed spread

love betraying us like

my muse calling out the name of her ex-lover in ecstasy.

It requires an inter-generational

surgical procedure

to remove white man’s bullets

from the spine of my book of poems.

In the autobiography of my vernacular

there were a few suicide notes

transliterated with an indelible ink

like the legacy of slave owners

passed on to the hardbound of my poetry book

-once a stepping pedestal for imperial boots.

My language

was a tax-free transit point

at one of the world’s shores

like the Cape of Good Hope.

Now, story of man

snores in my language.




LA MIA LINGUA



La lingua che parliamo adesso,

un tempo, recinti non ne aveva;

violazioni aggravate

l’hanno isterilita.

Alle frontiere della mia lingua

schierato con intento insidioso

c’è un ex cane randagio domato

i suoi latrati peggiori del suo morso;

ma con cura legato, per non far male a nessuno.

Se frequenti la mia lingua

la ruggine sul tuo puli-lingua

può darti il tetano all’anima.

Insegnare una lingua aliena alle elementari

è come costruire dighe su fiumi

troppo vicino alle sorgive.

Il fiume ne sarà sedato in eterno.

Amara pasta di neem

spalmata intorno ai

capezzoli della mia madre naturale

per svezzarmi dal mio volgare ‒

perché andassi a baciare il mondo.

Le nostre menti come letti con coperte sintetiche

godono nel tradirci come

la mia musa che invoca, in estasi, il nome dell’ex-amante.

Richiede un intervento chirurgico

inter-generazionale

per rimuovere i proiettili dell'uomo bianco

dalla costola del mio libro di poesie.

Nell'autobiografia del mio volgare

c’erano alcune note suicide

traslitterate con inchiostro indelebile

come il lascito dei proprietari di schiavi

tramandati dalla copertina rigida del mio libro di poesie

‒ un tempo piedistallo a gradini per stivali imperialisti.

La mia lingua

era punto di transito esentasse

su una delle coste del mondo

come il Capo di Buona Speranza.

Ora, la storia dell'uomo

russa nella mia lingua.


***



Traduzione dei testi poetici Angela D’Ambra

Revisione Andrea Sirotti

Traduzione della nota Valentina Meloni



Chandramohan Sathyanathan (b.1986) is an Indian English language Dalit poet and literary critic based in Trivandrum, Kerala. His accolades include being on the shortlist for the Srinivas Rayaprol Poetry Prize 2016 and a fellowship at the International Writing Program (IWP-2018) at the University of Iowa. His second book "Letters to Namdeo Dhasal", published in the year 2016, was on the shortlist for the Yuva Puraskar of Sahitya Akademi (Academy of Letters). With his book "Love after Babel and Other Poems" (Daraja), published in March 2020 in Canada, he won the 2021 Nicolás Cristóbal Guillén Batista Outstanding Book Award.



Chandramohan Sathyanathan (nato nel 1986) è un poeta e critico letterario anglo-indiano dalit; vive a Trivandrum, Kerala. I suoi riconoscimenti includono la presenza nella rosa dei finalisti per il Srinivas Rayaprol Poetry Prize 2016, e la borsa di studio dell’International Writing Program (IWP-2018) presso l’Università dello Iowa. Il suo secondo libro "Lettere a Namdeo Dhasal" pubblicato nel 2016 era fra finalisti per lo Yuva Puraskar della Sahitya Akademi.

Con il suo libro "Love after Babel and Other Poems" (Darija), pubblicato a marzo 2020 in Canada, ha vinto il Premio Nicolás Cristóbal Guillén Batista Outstanding Book 2021.



Angela D’Ambra si è laureata in Lingue e Letterature Straniere (Università di Firenze) nel 2008. Nel 2009 ha conseguito il diploma di Master II in traduzione di testi post-coloniali in lingua inglese (Pisa); nel 2015, la laurea in Lettere moderne (Firenze); nel 2019, la laurea magistrale in Teorie della Comunicazione (Firenze). Dal 2010 traduce, a livello amatoriale (non-profit), poesia postcoloniale in lingua inglese. Le sue traduzioni sono apparse su varie riviste italiane online e cartacee. Ha pubblicato tre libri di poesia canadese in traduzione italiana: Gary Geddes, Essere morti a Venezia (novembre 2019); Glen Sorestad, Betulle danzanti (febbraio 2020), Susan McMaster, Visitazioni (marzo 2020). Le tre plaquette sono pubblicate da IMPREMIX, Torino.


Angela D’Ambra achieved an advanced degree in Foreign Languages & Literatures (2008: University of Florence). In 2009, she achieved a Master II degree (translation of post-colonial texts: English & Italian) at University of Pisa. In 2015, she achieved a Bachelor degree in Modern Italian Literature. In 2019 an advanced degree in Theories of Communication (University of Florence). In 2010, she started her activity as a non-profit translator of postcolonial poetry. Her translations have been published by several Italian magazines. She translated three chapbooks of Canadian poetry into Italian (series Maple Leaves): Gary Geddes, Essere morti a Venezia (Nov. 2019); Glen Sorestad, Betulle danzanti (Feb. 2020), Susan McMaster, Visitazioni (March 2020). The three chapbooks are published by IMPREMIX, Torino.

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