• Antonio Merola

Poesia | testi di Fabrizio Sani

Mettiamo un mattino come un altro


Mettiamo un mattino come un altro, fischiettando tra i marciapiedi della tua città

– fosse fine primavera – tra gli smilzi fili d'aria

che la mia bocca lascerebbe cadere abbandonassi anche qualche lacrima, tu cosa raccogliesti? Mettiamo in un mattino come un altro volessimo incontrarci in un bar per il caffè – fosse fine primavera – e io mi fossi un po’ attardato. Una volta terminato il caffè,

mi chiederesti, con aria immatura, di restituire quel tempo insieme che ti ho sottratto? Mettiamo, dicevo, un mattino come un altro, chiudessi i tuoi occhi e con le mani le tue orecchie su di me – fosse fine primavera –

evaporassi assieme a tutto il mondo. Supporresti che la vita procede ancora, che oltre la tua morte nient'altro morirebbe? Sapresti, con certezza celeste, di avermi davanti? Vorrei sapere: un mattino come un altro, ravvisando la luce sensuale del sole – fosse fine primavera – cominceresti a pensare al caldo che si attenua in un mattino di fine estate e alla vigna dove potremmo spogliarci e baciarci, tra l'uva matura? In conclusione, mi piacerebbe capire

semplicemente se posso chiamarti amore.


*

Una piccola storia

È come una giornata di vento, fissare una foglia ondeggiare e intimarle di fermarsi quando il soffio è ancora forte. Questo stai chiedendo a me. È come un padre, un buon padre, con il figlio che vive lontano e un'estate intera in cui non si volta a guardare le stelle. Questo stai chiedendo alla fede.

È come scrivere tanto e poi dimenticarsi una parola semplice e poi del legno, in un terreno che ricordo, da far avvampare. Questo stai chiedendo a una piccola storia.

*


Canzone triste

Mia nonna è il dipinto di mia nonna.

Mia nonna è l’inquilina di mia nonna.

Per me era il volto della domenica mattina

e qualche nascita e qualche morte e qualche eternità

che rotolavano dentro le rughe di un paese

senza spingersi mai oltre la vecchia chiesa.

Mia nonna si avvicina lentamente,

molto più lentamente di ogni altra volta.

Mia nonna è il male minore di mia nonna.

Mia nonna mi mette una mano sulla spalla

e i capelli smorzano la carezza che dona.

Mia nonna è quel gesto obliquo con cui le tengo la testa

e ci insegna che niente dà più intimità della sofferenza.

Si ricorda quella canzone triste,

dice che fa: na na-na-na-na na na.

Per la prima volta in una vita intera

le sorrido per davvero.

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