• Antonio Merola

Poesia | testi di Pina Piccolo


Non ho mai nascosto la mia stima al lavoro poetico di Pina Piccolo, cominciato con la raccolta I Canti dell'Interregno (Lebeg, 2018). Poeta, traduttrice e operatrice culturale, Piccolo divide la sua attività tra gli Stati Uniti e l'Italia. È tra le fondatrici della rivista La Macchina Sognante, di cui da qualche tempo porta avanti anche una versione internazionale, The Dreaming Machine che, si badi, non è la traduzione della versione nostrana, ma una seconda rivista con una propria esistenza parallela. Qui proponiamo alcuni testi dalla raccolta inedita AVATARS AT THE BORDERLANDS nella traduzione di Valentina Meloni. La traduzione da una lingua straniera alla lingua madre, per di più da parte di una seconda persona, non deve stupirci, quanto farci riflettere. Quella di Pina Piccolo è una poesia impegnata in una contemporaneità distrutta, come si evincerà anche da questi pochi testi. La scelta dell'inglese è allora dovuta non solo all'amore per la poesia e per lo sperimentalismo americani e nemmeno per il continuo vai e vieni tra California e Italia. È una aperta e profonda denuncia verso qualcosa, come sempre accade nella poesia di Piccolo: da una parte la consapevolezza che il mercato editoriale, soprattutto per la poesia, sembra ormai essere altrove rispetto a casa. Ma credo insieme che una poesia globalmente civile come è quella di Pina, per funzionare fino in fondo, non potesse fare a meno di adottare prima o poi una lingua globale e di mostrarci quanto ci mostra da una casa privilegiata. Se «Somehow, and it is a mystery why,/ it does not belong to us/ nor we to it» (In qualche modo, ed è un mistero il perché,/ la Terra non ci appartiene/ né noi a lei) in questi due bellissimi versi Pina Piccolo sugella il servizio della propria poesia: «Yet the planet has not ceased/ to scatter its brethren signs:» (Eppure la Terra non ha cessato/ di disseminare i suoi segnali di fratellanza). Antonio Merola Nota della traduttrice Cosa porta un autore a scrivere in una lingua estranea alla sua lingua madre? Questa è la domanda che mi sono posta quando lessi le poesie di Pina Piccolo ed è certamente la domanda che si faranno i lettori che si troveranno a leggere queste traduzioni. Ebbene la primissima risposta che mi sono data è stata questa: il rifiuto, la negazione della propria identità linguista è in un certo modo una protesta, un grido di allarme, di profonda estraniazione e identità culturale. Ci si discosta dalla propria lingua quando si vuole lanciare un allarme, quando non ci si sente appartenere alla propria nazione o quando quella nazione non ci rappresenta più all’interno della visione storica-politica-culturale in cui ci troviamo a vivere. C’è sicuramente il bisogno di comunicare in una lingua maggiormente diffusa, in uno stile meno conforme alle nostre norme poetiche e linguistiche lasciando ampio margine all’attualità e allo sgomento giornaliero che non chiedono una visione lirica ma un taglio quasi giornalistico, immediato che si snoda in lampi visivi brevi e in associazioni di idee. Ma c’è soprattutto la denuncia di un isolamento culturale in un tempo che sembra non riconoscere legittimità a una poesia di denuncia che solleva questioni scomode e tende a pungolare le coscienze. Una poesia che esprime un punto di vista critico attraverso un proprio linguaggio stilistico che non chiede tanto l’approvazione di un pubblico (o il voler andare incontro ai suoi gusti) quanto certamente la sua attenzione. Traduzione a cura di Valentina Meloni dalla raccolta inedita di Pina Piccolo AVATARS AT THE BORDERLANDS The Interregnum- Branded And Marred The crisis consists precisely in the fact that the old is dying and the new cannot be born; in this interregnum a great variety of morbid symptoms appear - Antonio Gramsci Not the time in between kings or queens Hardly the void filled with palace intrigues −an uncertain succession branded and marred by poison or knife In this in between time-the Interregnum the Dow raises monsters from the grave miracles wander aflopping enraged Lazari emerge screaming from burial their stinking bandages replicating in the petri dish of history Gone are the curtained days of theater and performance - Tragedy, the first time - Farce, the second - Fake news, the third now grotesque carnivals forever on the loose gallivant careening on roads and sea lanes throughout the earth and into space Alas “the morbid symptom” for which there is no cure: the new that cannot be born and the old that cannot die And from this sunken place we can only rely on the pity of wolves as the deserts glaze and the glaciers fry. (2018) L’interregno – Il marchio e l’alterazione La crisi consiste appunto nel fatto che il vecchio muore e il nuovo non può nascere: in questo interregno si verificano i fenomeni morbosi più svariati” – Antonio Gramsci Non è il tempo di mezzo di re o regine neppure il vuoto riempito da intrighi di palazzo – una successione incerta marchiata e alterata da veleno o coltello In questo tempo di mezzo – l’interregno il Dow resuscita mostri dalla tomba miracoli si trascinano pendolanti Lazzari infuriati emergono urlando dalla sepoltura le loro bende puzzolenti replicate nella capsula di Petri della storia Sono finiti i giorni da sipario del teatro e dello spettacolo – la prima volta fu tragedia – la seconda farsa – fake news la terza ora Luna Park grotteschi bighellonano perennemente a piede libero procedendo allo sbando su strade e corsie marittime in ogni parte della Terra e dello spazio Ahimè "il sintomo morboso" per il quale non esiste alcuna cura: il nuovo che non può nascere e il vecchio che non può morire E da questo Sunken place [1] possiamo solo fare affidamento sulla pietà dei lupi mentre i deserti ghiacciano e i ghiacciai si accendono. (2018) * Clutching at Life When the alleged dead shall rise to haunt us in the deep of night with their lungs gasping for air their eyes full of horror clutching at life as it gallops away shall we beg them to quietly return to their alleged heavens and hells and leave us in our earthly limbo our foreheads bleeding from the thorns scratching our conscience that no balm can ever assuage? (2018) Aggrapparsi alla vita [2] Quando i presunti morti risorgeranno per perseguitarci nel cuore della notte con i loro polmoni rantolanti in cerca d’aria gli occhi pieni di orrore mentre si aggrappano alla vita che galoppa via dovremmo forse supplicarli di tornare tranquillamente ai loro presunti paradisi e inferni e di lasciarci nel nostro limbo terreno con le fronti che grondano sangue per le spine conficcate nella nostra coscienza che nessun balsamo potrà mai rasserenare? (2018) * Foreign Celestial Body Because in our heart of hearts we may hail from some distant celestial body and got here, eventually, evolved from the water spilled from a faraway galaxy most of us are perhaps secretly at odds with this carbon reality with these valleys and these rivers the mountains the forests and the seas We might wax poetic about them but do we really feel we belong as we lay another piece of plastic or dig out another lump of coal? Yet the planet has not ceased to scatter its brethren signs: to be fathomed in the wagging of a tail in the landing of a butterfly in the crow cawing incredulously at you from the power line A crossing of the wires: we see nothing but a mechanistic movement of a muscle random ornithological vibrations of the throat patterned wings flapped by instinct hardly an attempt at instigating the complementary beauty of intersecting species Somehow, and it is a mystery why, it does not belong to us nor we to it. (2018) Corpo estraneo celestiale Nel più profondo del cuore proveniamo forse da un lontano corpo celeste siamo arrivati qui, un giorno, evolvendoci dall’acqua caduta da una lontana galassia la maggior parte di noi sono probabilmente in segreto contrasto con questa realtà di carbonio con queste valli e questi fiumi le montagne le foreste e i mari Potremmo diventare poetici su di loro ma davvero sentiamo di appartenerle mentre gettiamo via l’ennesimo pezzo di plastica o scaviamo un altro giacimento di carbone? Eppure la Terra non ha cessato di disseminare i suoi segnali di fratellanza: si possono scandagliare nello scodinzolare di una coda nel posarsi di una farfalla nel gracchiare di un corvo incredulo alla nostra direzione dalla linea elettrica è in realtà un malinteso: non vediamo altro che un movimento meccanicistico di un muscolo ornitologico casuale il vibrare di un’ugola e geometrie di ali mosse dall’istinto difficilmente un tentativo di innescare la bellezza integrativa di specie che si incrociano In qualche modo, ed è un mistero il perché, la Terra non ci appartiene né noi a lei. (2018) ______________________ Note

[1] Sunken place, letteralmente luogo sommerso, riferimento al film thriller/horror con sfumature satiriche del 2017 “Scappa - Get Out” (tit. orig. Get Out) diretto e co-prodotto da Jordan Peele. La pellicola è parzialmente ispirata alle vicende narrate in La notte dei morti viventi (1968), proponendosi come una critica socio-politica riguardo al moderno neoliberismo negli Stati Uniti d’America. Il ‘sunken place’ nel film corrisponde a quello stato semi-ipnotico di soggiogamento e immobilismo provocato dal razzismo strutturale in cui possono cadere gli afroamericani. Nella poesia il concetto acquista una valenza più universale, trasformandosi in condizione di acquiescenza e immobilismo manifestata dalle popolazioni in generale nei confronti dei sintomi morbosi dell’Interregno. [2] Questa poesia è nata sulla scia della notizia dei morti in Siria per i bombardamenti a base di gas chimici che i giornali continuavano a dichiarare “morti presunte” in particolare l’attacco a base di cloro e altre sostanze tossiche avvenuto il 7 aprile del 2018 a Douma in Siria nel Ghouta orientale, un’area alla periferia occidentale di Damasco che per anni è stata controllata dai ribelli anti-governativi. Come era già accaduto durante l’ultimo grande attacco chimico in Siria, quello compiuto nella provincia di Idlib nell’aprile 2017, il governo Russo e Assad, appoggiati da molti media internazionali, negavano l’attacco chimico e sostenevano la tesi della messinscena dei ribelli e dei loro alleati, smentita poi clamorosamente dalle testimonianze video e da inchieste giornalistiche.

Questo blog viene aggiornato senza alcuna periodicità, la frequenza dei post non è prestabilita e non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale o una testata giornalistica ai sensi della legge n. 62 del 07/03/2001. Tutti i diritti sono riservati – barbaricoyawp.com; la redazione di YAWP prima di pubblicare foto, video o testi ricavati da Internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti d'autori o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso di materiale riservato, scriveteci a yawp@outlook.it e provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.