• Antonio Merola

Poesia | testi di Uberto Stabile

Aggiornato il: feb 21

A volte viene da chiedersi, riguardo agli autori che più amiamo, quale sia la particolarità che ce li rende così preziosi anche se magari non sono in assoluto quelli che scrivono la poesia più bella, più ricercata, più riuscita in assoluto; esiste però in questi autori qualcosa di insostituibile e irripetibile che li fa diventare unici. È una domanda che mi sono posto spesso anche riguardo alla poesia di Uberto Stabile, che frequento da anni, e la sola risposta che sono stato capace di darmi è che l'aspetto peculiare della sua scrittura è la credibilità.

Per credibilità intendo che Uberto Stabile, al di là delle immagini e delle epifanie (alcune davvero inattese e sorprendenti), al di là dell'impegno civile che trasforma i suoi versi in testimonianza, ha la capacità di apparire sempre dentro a ciò che racconta e mai, invece, spettatore. È così quando attraversa l'oceano e racconta di Juárez o di Medellín, esattamente come quando descrive una strada che immaginiamo vicina a casa sua o parla del proprio passato: che sia un panorama pubblico o la profonda densità dell'esistenza privata, la voce di Uberto arriva dalla viva radice del reale e ne sgorga con rabbia, gioia, delusione, facendosi carico in ogni momento di questi sentimenti ma trattenendosi da ogni forma di moralismo. E anche quando c'è un giudizio, è un giudizio credibile, appunto, proprio perché Uberto reclama come diritto per tutti la medesima coerenza che pretende da sé, e che lo porta a scrivere «perdona gli altri / ma mai te stesso». Nota di lettura a cura di Francesco Tomada. Traduzione di Clara Mitola Tutte le poesie appartengono a un libro di Uberto Stabile pubblicato solo in Portogallo Os rapazes rebeldes (I ragazzi ribelli) Lua de Marfim, Lisbona 2016 Il beneficio del dubbio Non so se la poesia debba cercare la verità o la bellezza non credo nemmeno nel dovere della poesia e neppure credo che la verità alla fine sia qualcosa di bello anche questo è verità. Ignoro quanti morti entrino in una sola riga di cocaina in un litro di benzina in un cristallo tagliato non so quante tombe senza nome trovino posto in un deserto di certo molte più delle croci nelle strade di Juárez. Non trovo bellezza nelle parole non scorgo fede nelle preghiere per questo continuo a chiedermi quanti morti trovino posto in un’orazione in una bandiera in un discorso della nazione in una cosa dimenticata. El beneficio de la duda No sé si la poesía debe buscar la verdad o la belleza no creo siquiera en el deber de la poesía ni creo que la verdad sea finalmente algo hermoso incluso esto también es verdad. Ignoro cuántos muertos entran en una sola raya de coca en un litro de gasolina en un cristal tallado en un telediario no sé cuantas tumbas sin nombre caben en un desierto seguro que muchas más que cruces en la calles de Juárez. No encuentro belleza en las palabras ni hallo fe en las plegarias por ello me sigo preguntando cuántos muertos caben en una oración en una bandera en un discurso a la nación en un olvido. * Le strade di Medellín Salgo e salgo ancora un po’ un pendio quasi verticale dove la nebbia avvolge e sento carezze di lamiera e mattone crudo respiri di cani sotto la pioggia il silenzio delle madri dietro la porta musica di arepa nel Quartiere di Ocho Salgo tra le donne che trasportano sogni in secchi da quindici litri per lavare o cucinare a fuoco lento speranze mais e yucca stendere i panni senza perder la vita e truccare con delicato tepore la paura sotto l’arte delle unghie Salgo per la 93 e la 94 attraverso frontiere invisibili sono il proiettile disperso che cerca ragazzi innocenti nel quartiere lucciole dell’hip hop graffiti muti attraenti ed effimeri attori in una guerra senza quartiere in cui le case non hanno scrittura ma rimano sempre Salgo per sapere se è dolore la pelle o sono i tuoi baci commiato per contare i passi per dimenticare ciò che mai dimenticherò Dove Medellín finisce comincia il cielo il taxi avanza in un paradiso complicato attraversando fori di fuoco e assenza una città che si tinge le labbra col sangue specchio di vergini e ferro penultimo addio anch’io ti amo Sono salito per comprendere questo poema ma eri già andata via è il luogo che rendiamo possibile quando l’amore ci manca l’ho capito alla discesa dove Medellín finisce comincia il cielo anch’io ti amo. Las calles de Medellín Subo y subo todavía un poco más una ladera casi vertical donde la niebla envuelve y siento caricias de chapa y adobe alientos de perro bajo la lluvia el silencio de las madres tras la puerta música de arepa en la Comuna Ocho Subo entre mujeres cargando sueños en cubos de quince litros para lavar o cocinar a fuego lento esperanzas maíz y yuca tender la ropa sin perder la vida y maquillar con delicada tibieza el miedo bajo el arte de las uñas. Subo por la 93 y la 94 cruzo fronteras invisibles soy la bala perdida que busca inocentes chicos en el barrio luciérnagas de hip hop graffitis mudos bacanos y efímeros actores en una guerra sin cuartel donde las casas no tienen escritura pero siempre riman Subo para saber si hay dolor en la piel o son tus besos despedida para contar los pasos para olvidar que nunca olvidaré. Donde Medellín termina comienza el cielo el taxi avanza por un paraíso complicado agujeros de fuego cruzado y ausencia una ciudad que se pinta los labios con sangre espejo de vírgenes y fierro penúltimo adiós yo también te quiero Subí para entender este poema pero ya te habías ido es el lugar que hacemos posible cuando el amor nos falta lo comprendí al bajar donde Medellín termina comienza el cielo yo también te quiero. * Uno di questi giorni fare il bucato schiarire le idee aprire il cuore calmare i nervi stendere il bucato dirle che l’amo tornare a casa scrivere un poema non chiamare nemmeno al telefono prendere ogni tanto qualche caffè… da solo ricordare i suoi baci risollevare lo spirito ritirare il bucato perdere questo poema dimenticare che è già andata via continuare a vivere uno di questi giorni. El día menos pensado lavar la ropa aclarar las ideas abrir el corazón templar los nervios tender la ropa decirle que la quiero volver a casa escribir un poema no llamar ni por teléfono tomar de vez en cuando algún café... sólo recordar sus besos levantar el ánimo recoger la ropa perder este poema olvidar que ya se ha ido seguir viviendo el día menos pensado. * Gli amanti della casa della Mezzaluna La casa della mia concubina è l’unica dipinta d’azzurro con greche lavorate accanto alla porta. Su strada della Mezzaluna tutte le case sono gialle con grandi cortili posteriori dove i suoi abitanti nutrono piccoli branchi di maiali e coltivano pomodori. Quando torno da lontano riesco a riconoscerla sulla scala mi saluta sollevando il braccio io ricambio e ogni passo si fa eterno quando mi avvicino a lei. Dalla finestra i vicini ci osservano entrare in casa mano nella mano anche nel chiudere la porta immaginano l’abbraccio la carezza, il sussurro la sua voce risveglia la mia lussuria. La mia concubina è dolce come il tè che mi prepara mentre piove i suoi piedi scalzi sui miei e il tempo sospeso. Oggi venivo a congedarmi però ancora non lo sa serve le tazze con delicatezza e mi guarda negli occhi come leggesse mi lascia parlare mentre le spezzo il cuore per morire, mi dice, non servono tante parole. Los amantes de la casa de la Media Luna La casa de mi concubina es la única pintada de azul con grecas labradas junto a la puerta. En la calle de la Media Luna todas las casas son amarillas con grandes patios traseros donde sus moradores alimentan pequeñas piaras y cultivan tomates. Cuando regreso desde lejos puedo reconocerla sobre la escalera me saluda levantando el brazo yo le correspondo y cada paso se hace eterno cuando a ella me aproximo. Desde la ventana los vecinos observan como entramos en la casa cogidos de la mano incluso al cerrar la puerta imaginan el abrazo la caricia, el susurro su voz despierta mi lujuria. Mi concubina es dulce como el té que me prepara mientras llueve sus pies descalzos sobre los mios y el tiempo suspendido. Hoy vine a despedirme pero todavía no lo sabe sirve las tazas con delicadeza y mira en mis ojos como leyendo me deja hablar mientras le parto el corazón para morir, me dice, no se necesitan tantas palabras. * La concubina La concubina sogna di trattenere il tempo nel preciso istante dell’addio. Il tepore dei corpi ancora riscalda la sua alcova galleggia nell’aria l’eco dei gemiti ma non esiste segno di panni spogliati nessuna candela in agonia, né vino, né cerimonie. Nella penombra della sua gola non restano orme, né si parlerà le finestre chiuse perché nessuno sappia gli alberi muti la luce spenta ti amo. La concubina La concubina sueña con detener el tiempo en el preciso instante del adiós. La tibieza de los cuerpos todavía calienta su alcoba flota en el aire el eco de los gemidos pero no existe rastro de ropa desnuda ni vela agonizante, ni vino, ni celebraciones. En la penumbra de su garganta no quedan huellas, ni se hablará las ventanas cerradas para que nadie sepa los árboles mudos la luz apagada te quiero. * Scendi da lì Scendi da lì Non vedi che così ti sporcherai Di’ per favore e ringrazia Non mettere i gomiti sul tavolo Non mettere la mano fuori dal finestrino Non vantarti di ciò che non hai Non dire mai ciò che non sai Ricorda di mettere i panni sporchi nel cesto Spegni la luce quando esci dalla stanza Le scarpe sempre lucide Non rispondere ai tuoi genitori Non mentire, non rubare, non nasconderti Lavati i denti dopo cena Non parlare quando parlano i grandi E soprattutto, ricorda non andare con gli sconosciuti evita la tentazione non commettere atti impuri Perdona gli altri ma mai te stesso. Bájate de ahí Bajate de ahí No ves que te vas a ensuciar Di por favor y da las gracias No pongas los codos sobre la mesa No saques la mano por la ventanilla No presumas de lo que no tienes Nunca digas lo que no sabes Recuerda poner la ropa sucia en el cesto Apaga la luz cuando salgas del cuarto Los zapatos siempre limpios No repliques a tus padres No mientas, no robes, no te escondas Lavate los dientes después de cenar No hables cuando hablan los mayores Y sobre todo, recuerda no vayas con desconocidos evita la tentación no cometas actos impuros Perdona a los demás pero nunca a ti mismo. * I ragazzi ribelli I ragazzi ribelli sono diventati affettuosi con l’età si emozionano a leggere poesie, circolano lenti di fronte alle vetrine del passato hanno perso il gusto per gli appuntamenti e invecchiano con una certa eleganza, le loro fidanzate non sono più ragazze le chiamano cuore, hanno imparato a fare il bucato, a stirare e a piegare con attenta destrezza ogni singolo loro errore, ai ragazzi ribelli l’amore non toglie più il sonno ma non potrebbero vivere un solo giorno senza amare, barano con il tempo ma hanno i giorni contati. I ragazzi ribelli sanno che non torneranno a camminare su nessuno dei loro passi per questo adesso ogni carezza è sempre la prima ogni bacio l’ultimo bacio. Non cercano più e non si lasciano cercare sono a disagio di fronte all’ambizione amano le cause perse e nuotare controcorrente. I ragazzi ribelli con l’età prendono pillole che non li drogano droghe che non uccidono e muoiono un po’ ogni giorno senza perdere o nascondere il bagliore che vaga dei loro sguardi. I ragazzi ribelli hanno imparato a congedarsi senza dire addio se ne vanno senza far rumore o lasciar traccia soli, sempre soli con il mondo dentro. Los chicos rebeldes Los chicos rebeldes se han vuelto tiernos con la edad se emocionan leyendo poemas, circulan lento frente a los escaparates del pasado han abandonado el gusto por las citas y envejecen con cierta elegancia, a sus novias ya no les dicen tías les llaman corazón, han aprendido a lavar la ropa, a planchar y a doblar con cuidadoso acierto cada uno de sus errores, a los chicos rebeldes el amor ya no les quita el sueño pero no podrían vivir ni un sólo día sin amar, hacen trampas con el tiempo pero tienen los días contados. Los chicos rebeldes saben que ya no volverán a caminar sobre ninguno de sus propios pasos por eso ahora cada caricia es siempre la primera cada beso el último beso. Ya no persiguen ni se dejan perseguir son incómodos frente a la ambición aman las causas perdidas y nadan contracorriente. Los chicos rebeldes con la edad toman pastillas que no les drogan drogas que no les matan y mueren un poquito cada día sin perder ni ocultar el brillo errático de sus miradas. Los chicos rebeldes han aprendido a despedirse sin decir adiós se van sin hacer ruido ni dejar rastro solos, siempre solos con el mundo dentro. __________________________

© Uberto Stabile

Uberto Stabile (Valencia, 1959). Poeta, editore e agitatore culturale. Ha creato e diretto il Café Cavallers de Neu, la casa editrice Malvarrosa e l’Unione degli Scrittori del Paese Valenciano e, a Huelva, il cenacolo Las Noches del 1900, l’Incontro Internazionale di Editori Indipendenti EDITA, l’Associazione di Gestori Culturali dell’Andalusia GECA, la rivista e collana di poesia Aullido, il Salore del Libro Iberoamericano di Huelva, le letture solidali Scrittori per Ciudad Juárez e la collana di poesia e incontro di scrittori ispano-lusitani Palabra Ibérica. La sua poesia è stata raccolta sotto il titolo Habitación desnuda 1977/2007 e i suoi articoli sotto il titolo Entre Candilejas y Barricadas. È autore delle antologie Mujeres en su tinta, poetas españolas en el siglo XXI e Tan lejos de Dios, poesía mexicana en la frontera norte. Uberto Stabile (Valencia, 1959). Poeta, editor, y agitador cultural. Ha creado y dirigido el Café Cavallers de Neu, la Editorial Malvarrosa y la Unión de Escritores del País Valenciano, y desde Huelva, la Tertulia Las Noches del 1900, el Encuentro Internacional de Editores Independientes EDITA, la Asociación de Gestores Culturales de Andalucía GECA, la revista y colección de poesía Aullido, el Salón del Libro Iberoamericano de Huelva, las lecturas solidarias Escritores por Ciudad Juárez, y la colección de poesía y encuentro de escritores hispano-luso Palabra Ibérica. Su poesía ha sido recopilada bajo el título Habitación desnuda 1977/2007 y sus artículos bajo el título Entre Candilejas y Barricadas. Es autor de las antologías: Mujeres en su tinta, poetas españolas en el siglo XXI y Tan lejos de Dios, poesía mexicana en la frontera norte. Clara Mitola (Bari 1979)Traduttrice letteraria e di saggistica storica dal romeno e dallo spagnolo, autrice di articoli e brevi reportage, attiva nella traduzione dal 2012, vive e lavora a Bucarest. Per Yawp ha già tradotto due racconti di Mihai-Bogdan Ionescu-Lupeanu qui e qui.

Questo blog viene aggiornato senza alcuna periodicità, la frequenza dei post non è prestabilita e non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale o una testata giornalistica ai sensi della legge n. 62 del 07/03/2001. Tutti i diritti sono riservati – barbaricoyawp.com; la redazione di YAWP prima di pubblicare foto, video o testi ricavati da Internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti d'autori o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso di materiale riservato, scriveteci a yawp@outlook.it e provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.