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Poesia | Tirrenide di Maria Grazia Insinga

«A una scrittura come quella di Maria Grazia Insinga occorre abbandonarsi, leggere come se si leggesse uno spartito musicale o, meglio ancora, come se si ascoltasse una suite musicale (e si cerchino sempre di tenere presenti nell’orecchio e all’orecchio, per simiglianza e per affinità, partiture di musica così detta “contemporanea”, invece delle tonalità “classiche”); ma anche l’occhio che legge è necessario – e non per ovvi, banali motivi, bensì perché altra guida fondamentale è, alla lettera, la forma del testo, sono le sue partizioni, il suo disporsi nello spazio tipografico, ma anche la sua capacità di generare immagini – e “abbandonarsi” non significa affatto sospendere l’attenzione raziocinante, bensì disporre la mente affinché essa segua il flusso di Tirrenide che è composto dal suono, dal ritmo e dalle sue variazioni, dall’immagine (sempre inattesa e straordinariamente creativa e inventiva), dai riferimenti e dai rimandi più o meno espliciti alle regioni della storia, del mito, della geografia, della botanica, della geologia, dell’inconscio. Aggiungo che preferisco parlare di “scrittura” e non soltanto di “poesia” perché ho la convinzione che, continuando, approfondendo, sviluppando un arduo percorso che si è già snodato attraverso Persica, Ophrys, Etcetera, Maria Grazia Insinga stia riuscendo a condurre e a proporre una ricerca che, per dirla con Marco Giovenale, si situa nel “cambio di paradigma” già da tempo accaduto nella poesia e nella letteratura internazionali e che non è possibile ignorare; intendo dire che, completamente trascurati fin dagli esordi cascami novecenteschi e tardo-novecenteschi, atteggiamenti e vezzi di scuola o di circolo, Insinga lavora con coraggio e determinazione sul linguaggio e sulle sue (vastissime, complicatissime) implicazioni e connessioni: ma non si trascuri il fatto che siamo in presenza di un’autrice davvero colta e perfettamente informata su quanto si va scoprendo in molti e differenti campi (biologia, geologia, geografia, etnografia, musicologia, teoria letteraria...), che concepisce la scrittura quale παράδειγμα (dimostrazione chiara) del reale – con la complicanza del fatto che raramente il reale è chiaro e dimostrabile: ecco affiorare, allora, Tirrenide, che fin dal titolo sembra essere poema epico (ma di genere, ovviamente, modernissimo e paradossale), oppure itinerario di scrittura e d’immaginazione, o anche collazione di repertori afferenti al Tirreno ovviamente inteso in senso molto ampio e stratificato, benché il riferimento geografico immediato sia la zona di Capo d’Orlando e dell’arcipelago eoliano. »


dalla nota critica di Antonio Devicienti, Anterem Edizioni

Da: Le Truffatrici


dizionario verdiano


muta di voce di pensiero muta

di corpo voce muta voce corpo

voce e muta voce e precipitasti

di un’ottava sola e rovinasti in

dirupo liquido e rovina e muta

voce muta il terzo piano piano


***


imbarca acqua da sponda a sponda

destra sinistra maschio femmina

e affogano ho un piano ma i tasti

non suonano e quanta musica

nel frutteto improvviso la pedaliera

non entra la sego e nel frutteto

rimane a sgravare infiorescenze

di rabbia afferrano un punto uno

scordato qui e nel riso al mondo


Da: Il Vuoto


e sue pietre hanno solo momenti

di debolezza l’orto che coltivano

un cumulo di ronzii e anime

il cacciatore è abile ma non ha

nulla da decifrare calpesta tutto

l’altra succhia i fiori all’altezza

degli alberi pizzuti dove schiatto


***


l’altra poesia fatta carne io fatta carnefice

la chiave nella toppa non prima non dopo

e cercate sempre nel posto più sbagliato

del resto scrive e dell’altra ed etcetera

prendere a distanza distanza dalla distanza

equivale a nessuna distanza a un niente.

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