• Antonio Merola

Poesia | War di Michael Rothenberg


Con War, poema tradotto in italiano da Angela D'Ambra, Michael Rothenberg (Miami, 1951) ci propone una poesia che ha forti radici americane. Prima di tutto da Walt Whitman, Rothenberg riprende il gusto per la didascalia, che qui si adagia però su un verso breve, ma sempre libero. Fu Emerson a sostenere il «metre-marking argument», cioè l'idea che la poesia debba dettare da sé il proprio metro, di volta in volta seguendo la carica diversa dell'intuizione. La poesia americana è infatti una «poesia tradita» fin dai suoi albori, che non guarda a una tradizione metrica consolidata, ma al campo dell'oratoria; è una poesia che ha a che fare con quella «retorica delle emozioni» (Paola Loreto in La letteratura degli Stati Uniti, Carocci, 2017) che nata dall'oratoria, ne imita gli obiettivi, spingendo il lettore, attraverso il ritmo, a esperire in prima persona l'intuizione che la poesia cela. E in War l'elemento propagandistico, tipico dell'oratoria, è evidente: il poeta vuole convincerci della brutalità della guerra, focus del poema. Abbiamo già parlato altrove della forte aderenza della poesia americana a temi specifici. Ma per Michael Rothenberg il pragmatismo poetico si lega soprattutto ai 100 Thousand Poets for Change, di cui è cofondatore, e all'idea che la poesia possa davvero fare qualcosa per cambiare il mondo.


Interessante è poi la sequenza «interferenza, interferenza, interferenza», che spezza l'armonia ritmica della didascalia e su cui torna Angela D'Ambra in una nota di traduzione che chiude questo testo. È, secondo noi, la vera novità del poema di Rothenberg, perché l'interferenza ci rimanda ad altri campi semantici, come per esempio quello dell'informatica, la cui velocità di trasmissione non regge invece con il tempo lungo di un poema disteso. Ma soprattutto, ci dice qualcosa in più sulla creazione poetica: è come se il cervello di Rothenberg andasse in tilt, mentre cerca con precisione di elencare tutto ciò che abbia a che fare con la guerra. Come cioè se la poesia debba fare un salto, perché elencare tutto è impossibile, le informazioni sono troppe e la scrittura, anche quando è aperta denuncia, non può ridursi certo a questo. Questo salto è il segreto di War, che grazie alla mediazione di Emilia Mirazchiyska possono leggere i lettori italiani.


Introduzione a cura di Antonio Merola


Michael Rothenberg is co-founder of 100 Thousand Poets for Change and co-founder of Poets In Need, a non-profit 501(c)3, assisting poets in crisis. His books of poetry include Drawing The Shade (Dos Madres Press, 2016), Wake Up and Dream (MadHat Press, 2017), and a bi-lingual edition of Indefinite Detention: A Dog Story (Varasek Ediciones, Madrid, Spain, 2017). An Arabic edition of Indefinite Detention: A Dog Story, trans. by El Habib Louai was published in Cairo, Egypt by Arwiqa Publishers in 2020 He lives in Tallahassee, Florida where he is Florida State University Libraries Poet in Residence.


Angela D’Ambra si è laureata in Lingue e Letterature Straniere (Università di Firenze) nel 2008. Nel 2009 ha conseguito il diploma di Master II in traduzione di testi post-coloniali in lingua inglese (Pisa); nel 2015, la laurea in Lettere moderne (Firenze) con tesi sulla poesia di Luigi Fontanella; nel 2017 ha conseguito il diploma di Master I in traduzione di testi tecnici (ICON, Pisa); nel 2019, la laurea magistrale in Teorie della Comunicazione (Firenze). Dal 2010 traduce, a livello amatoriale (non-profit), poesia postcoloniale in lingua inglese. Le sue traduzioni sono apparse su riviste online e cartacee: El Ghibli (2010-2017); Caffè Michelangelo (2011); Sagarana (2014); Nazione Indiana; Poetarum Silva; JIT; Gradiva; L’Altrove, Poliscritture; Osservatorio Letterario, e altre. Ha pubblicato tre libri di poesia canadese in traduzione italiana: Gary Geddes, Essere mortia Venezia (novembre 2019); Glen Sorestad, Betulle danzanti (febbraio 2020), Susan McMaster, Visitazioni (marzo 2020). Le tre plaquette sono pubblicate da IMPREMIX Edizioni Visual Grafika, Torino.



© photo by Bob Howard

_______________________


GUERRA


Può accadere in ogni ora del giorno.

Un’ansia lussata inizia nei piedi.

Un che di simile alla sinestesia,

uno spasmo rosso, percorre l’orologio

verso qualche immaginazione che vanisce.

Una guerra.


Migliora, vilipendi, difendi.

Placa, ammansisci, nascondi.

Non c’è dove nascondersi.


Interferenza, interferenza, interferenza . . .


Ricomincia.

La guerra.

Spossatezza locale.

Lame smaniose forano la guancia.

Onde tossiche ficcate in fondo alla gola.

Una spirale enfiata, ispessimento, frutta settica strozza.

Un che di sporco, secco e acre...


Le pillole per i tremori non mi fanno più effetto.

Non so se lo abbiano mai fatto.


E mi convinco che non ci sarà mai

uno spirito, polvere, gesso, tonico, unguento, filtro, malware,

miscuglio neurale che sappia ghermire l’attimo

dal panico virale una volta per tutte.

Cura l’olocausto.

Svolgi il flessibile presente.

Rendi tollerabile l’amore.


Interferenza, interferenza, ferma la guerra, interferenza, amore è la risposta, interferenza ...


Mai ci sarà una calamina rosa,

erba o fermentazione pura,

fava o kava esistenziale

senza un qualche caustico effetto collaterale,

che non induca una qualche statuaria cecità

vertigini, visione sfocata, palpitazioni.

È una guerra perenne.


Non ci sarà mai farmaco o

ferula morale che ponga termine al conflitto,

estingua la guerra incessante

tra consunzione e diniego.

È sempre guerra.


Mai ci sarà pillola frizzante da assumere, in un bicchierone d’acqua,

uno schizzo di limone, un mantra yoni che riallinei i sensi,

allevi il dolore o revochi la pena

che defluisce dal relitto.


Guerra,

nome e verbo universali,

nomignoli per tutto ciò che siamo e che facciamo.

Azione, inazione, reazione

Re-impiumarsi della colomba.


Interferenza, interferenza, interferenza di guerra.


Non possiamo farci niente.


Interferenza.


Guerra è la parola.


Guerre buone, cattive e mediocri.

Guerre contro la guerra.


Tutti esultano per guerre tra deità immaginarie

e le sleali, ma morali armate di Dio.

Vessilli di ricchi, vessilli di poveri a gremire i cieli.

Stendardi titolari, standard infiammabili.

Guerra tra i sessi e le personalità di Twitter.

Guerra tra noi tutti!


Guerra,

le inesorabili montagne russe dionisie,

carnevale di clown megalomani su una ruota panoramica in fiamme.

Sete di sangue bagno di sangue.

Intransigente guerra personale, locale, globale

intrapresa sul dorso di questo pianeta stremato da stupri.

Guerra in ogni luogo.

Nella bottega dei balocchi, figure d’azione nel “meccanismo di morte”,

“soldatini: il nostro mestiere” “portare la guerra a un livello affatto nuovo.”


Su cartelloni fiammanti paraurti cromati e cilindri mostruosi

sfornano la vendetta proto-maschile contro una natura proto-femminile.

Guerra!

Interferenza. Interferenza. Interferenza ... un loop sintomatico ...


Sostieni le truppe?

Uccidi per denaro contante?

Speculi sul Death Contractors Index?

Hai il Military Industrial Complex integrato nel piano

pensionistico e sanitario, negoziato come il virus Ebola

nelle transazioni in borsa.


Dove c’è da far soldi non c’è cura o riposo.

La guerra è la valuta essenziale e fondamentale d’una libera economia imprenditoriale.

Per me è vantaggiosa!

Di te non m’importa!


“Una War of Word Apocalypse ti mette in campo contro altri 3 giocatori

per una mischia totale di distruzione verbale!”


Guerra alla rinite comune e al sensazionale esantema.

Guerra alla povertà.

Guerra alla fame.

La guerra all’obesità ingozzatrice e al culo floscio.


Guerra a prostata enfiata e insufficienze rettali.

Guerra ai reni riluttanti e a quelli iperattivi.

Guerra al cancro di polmoni, labbra, lingua, gola e cervello.

Guerra alla co-dipendenza emotiva.


Interferenza.


Guerra alle tendenze sociopatiche.


Interferenza.


Guerra ad apatie psicopatiche.

Guerra ad ambivalenza e impegno.

Guerra al silenzio.

Guerra al parlare.


Interferenza.


La guerra alla droga e al guerriero creato dalle droghe per vincere la guerra alla droga.


Guerra alla povertà.


Interferenza.


Guerra sulla passerella suicida tra ... interferenza, interferenza, interferenza ...

stilisti distopici e top model anoressiche.


Guerra ai miscredenti, ai non credenti, agli eccellenti e agli scadenti.


Guerra agli alieni dal Messico,

o agli alieni da qualsiasi altro luogo nello spazio.

Guerre stellari!


Guerra a terroristi, scarafaggi, topi, formiche, cimici,

lepisma, falene, pidocchi, batteri, muffe e poetiche.


Guerra ai depositi di calcare nel water, al velo opaco sull’argenteria.


Interferenza.


Guerra per il puro brivido della cosa in sé.

È uno spasso far saltare cose in aria.

Napalm.

Lanciafiamme.

Benzina gelatinosa.

Il tetro gioco quotidiano dei Reaper nelle sale di guerra del Nevada.

Droni!

Sento le urla in Pakistan, il danno collaterale.

Tutto a posto.

Invia una videocamera nella ferita carbonizzata,

misteriosa e magica d’un trofeo a lunga distanza.

Scatta una foto, poi torna a casa e dimenticati tutto.

Botto nel soggiorno per salutare

l’amorevole sposa e i ragazzini felici

immersi in altri video-giochi di guerra.

Sììì!

Paparino è a casa.

Mammina è a casa dalla guerra!


Giochi di guerra!

Canne caricate, porte di vani spalancate, rilascio del retto.

La merda di guerra.

Carica!


Interferenza. Interferenza. Interferenza.


Chiunque siano, intralciano.

Assassini addestrati e insegnanti tiratori scelti.

Serial killer e uomini neri in felpe con cappuccio.

Bambini sulla via della scuola.

Chiunque appesti la visione del nostro perfetto mondo statico.

Positivi e negativi fatti a brandelli,

liquefatti, emulsionati, liquidati ...

Offerti per riscatto.

Voi sapete chi siete!


Guerra dell’immaginazione!


Interferenza. Interferenza.


Guerra tra rivali in amore.

Guerra a crisi d’ansia creativa e ispirazione.

Guerra a folle esasperanti e paradigmi ecclesiastici.

Guerra a indifferenza e apprensione.


L’assalto dell’orgasmo.

La scissione soporifera.

Guerra di poli opposti.

Guerra d’ombre in bianco e nero.

Guerra incolore di dicotomie.

L’inesorabile conflagrazione di yin e yang.

Siamo qui per vincere e adorare lo sfidante sbudellato.

Mostratemi di nuovo quel trofeo!

Ponete fine all’onta e all’imbarazzo di pacifisti utopisti.

Perseguite più gloria!

Perseguite più guerra!


Interferenza.


Perseguite più ...


Interferenza, guerra ...


Storia e natura, sintonizzate sul War Channel, collidono,

decidono il destino di un centinaio di civiltà estinte.

Sopravvivenza di 100 mila specie.

Ci riempiamo le menti d’immortali, misantropi angeli di guerra.

Marte governa la nave della morte, mentre Acab

annuncia il richiamo della natura selvaggia.


Ci immaginiamo lo squalo come macchina che uccide.

Diventiamo la macchina che uccide.

Ci immaginiamo, in pianure d’erba alta rugginose,

il re della giungla che annuncia Armageddon.

Diventiamo le chiarine della distruzione.

Noi ruggiamo!

Comprendiamo la nostra natura in quanto tale.

Sappiamo che è vero.

La sopravvivenza del più adatto è la morte di noi tutti!


Ovunque un canto di guerra, fiaba, ninnananna,

sussurrato nell’orecchio d’ogni bimbo ogni sera prima della nanna.

Un inno alla specie.

Prima della nanna ogni sera sentono questo dolce canto:


Dormi piccino, prima dei nostri spari

Dormi piccino, una salva di 21 spari.


Lo cantiamo lentamente in un giro, girotondo di respiri.

Guerra dolce, guerra dolce, dolce, gentile.

Sappiamo che è così.

BUM!

L’abbiamo già sentito prima.


Non so perché, di notte, sono così teso, sdraiato sulla schiena,

non-placato dalla ventola che gira.


Ancora una volta. Guerra…


Ecco, a letto ora mi metto, sonno è guerra che è a buon prezzo.


Nenie e cantilene in guerra contro il sonnambulismo diurno.

Dormi, piccolo bastardo, dormi!


Non capisco: perché mi sveglio così arrabbiato?

Una stricnina metabolica mi striscia nei piedi.

Sussulto e mi contorco.


Guerra, guerra, interferenza, interferenza ... l’amore è la risposta ... interferenza di guerra, interferenza di guerra, guerra.


Guerra tra ballerini viziati,

cantanti pop amniotici con sogni sociopatici di celebrità.

Reginette di bellezza in erba con tacchi a spillo,

rossetto rosso ardente e un corsetto di granate.

Atleti con palle d’acciaio.

Stupende reality-star con grandi tette.

Orrende reality-star, pure con grandi tette.

Grandi cazzi e grandi tette che flettono un fisico da guerra.

Costruito per la guerra!


Guerra in guerra contro la realtà.

Tutti in guerra contro la fantasia.

In guerra contro la gioia, impegnati in guerra e disperazione.

Disperazione l’eccelsa virtù chiave per la guerra, motore e prece della guerra.

Un tavolo di chef belligeranti con coltelli e pelapatate baleno tra la carne.

Un torrente di fois gras e di piscio.

Intrisi di brama mentre concorrenti d’un futile gioco a quiz

ci danno dentro e finiscono prima del tempo.

E alla fine, un giorno, un uomo solitario, armato, arriva alla Sandy Hook School.

“Non lo dimenticheremo mai.”


Interferenza, interferenza, bandiera a mezz’asta

e per un attimo ... amore è la risposta ... interferenza, interferenza.


Guerra ai bambini.

Guerra ai deboli e agli ingenui.

Guerra ai tipi veri e sinceri.

Schiavi di guerra seguono l’ottone rapsodico della politica,

la litania di terrore, cospirazione, propaganda e patriottismo.

È sempre la battaglia di Gerico!

Guerra per vincere la tomba più superba,

l’anello più brillante, il crepitacolo più sonante e la rosa più scura.

Guerra per un biglietto della lotteria in una crocifissione-tombola.


Abbattete il ​​muro!

Le trombe chiamano!

Guerra nel naso pieno di cocaina di un Titano.

Guerra etilista all’ultimo respiro al ritmo fatale d’ metronomo da ludo-parco.


È guerra ciò di cui godiamo per il bene dell’umanità.

Una guerra di verità immutabili.

Un assedio da salotto contro l’attimo insopportabile.

Con una birra fredda, una pillola e un contratto di avallo

lasciamo che l’intero atto genetico,

spasmo spaziale, contrazione, eclissi, convulsione, reazione

faccia il suo corso epidemico fino a casa verso la fedele Penelope

che tesse uno scialle atomico.


Infine, la resistenza si decompone, la morte di tutti noi!

L’osso-amuleto e l’alloro creano un effetto placebo.

L’autocontrollo è un cane che si morde la coda.

La guerra riprende.

Nel nome della guerra, la fede esige il proprio giudizio.

In una nuvola di polvere.


Interferenza.

Interferenza.


La guerra tra i Jones o i Gonzalez,

o qualsiasi legge demografica elegga i politici dei tempi moderni.

Non è più sufficiente tenersi semplicemente al passo,

sfoggiare il prato più verde e curato che cinge la nostra anomalia,

o chiudersi nel più rigido conformismo.

Il viaggio verso l’uguaglianza è scalzato da una guerra per superare tutte le guerre

per eccellere ed estinguere, dominare e distruggere,

piegare e controllare, per possedere tutto!


Il vincitore non deve lasciare ossa incombuste

o pietra non lanciata.

In ogni tratto o tratta, in giorno di apertura si stritola l’amore sotto i piedi.

In ogni giorno di shopping.


La guerra ci fa struggere per possedere ogni dispositivo inutile,

ma tutto ciò non ha più senso nel momento in cui vengono

svestiti o disimballati.


Guerra per pagare meno, guerra per pagare di più.

Vincere la scommessa.

Toglimiti da davanti ai piedi, cazzo, o ti stacco quella teste di cazzo!

Possiedo questo lume, quest’abito, questa casa, quest’auto, questa strada.

Questo destino da autostrada, questa vetta, questa cresta.

Sono il vincitore genetico metabolico.

Possiedo le spoglie, le scorie.

È il mio diritto

La mia ricompensa

La mia religione vi spiazza perché

in qualche punto dice che posso,

in qualche punto dell’ antico testamento,

in una qualche costituzione,

dice che posso resistere, quindi devo.

In qualche punto nella costituzione

c’è scritto che chi vince prende tutto.

Sono certo che è così.

Il diritto alla guerra!


Interferenza. Interferenza.


Interferenza di guerra, interferenza di guerra.


Sento dire che l’amore è la risposta, un sospiro che rapido si spegne.


Poi, più interferenza, guerra-interferenza.


Interferenza.


Guerra.


Nel mio corpo, ogni nervo che consente

e giustifica terrore e fulminea aggressione,

non arso da una coscienza residuale.

C’è un posto per me

nel Guinness of World Records, libro

dove le generazioni future potranno leggere e sapere tutto di me.

Sono quello che ha vinto la guerra.

Che ha mangiato più hot-dog di manzo

nel minor lasso di tempo

in una gara di golosità consumistica,

un pomeriggio, in una qualche brutale fiera o rodeo di campagna,

l’ultima festa dei diritti delle pollastre

chioccianti, porci grufolanti e mucche ruminanti.


Guerra.


Più guerra.


E prima che il mio nome sia inciso in questo registro di Re guerrieri,

devo annientare ogni segno del futuro per assicurarmi autorità eterna,

perché io sono dio, e nient’altro.

Il Grande Dio Distruttore!

Ho sempre l’ultima parola.

Il corpo e la progenie sono un compito insignificante.

Solo un mezzo per il fine, e sapere questo, alla fine, è tutto ciò che importa.

Nulla è necessario abbandonare, non seme o crosta.


A chi importa se non dormirò mai più?

A chi importa di questa neuropatia incombente?

Le piaghe nel mio cervello?

Devo andare oltre la malattia verso estinzione e annientamento.

Con ogni mia energia respiro,

la guerra si vince solo quando è garantita la posizione superiore

per l’ultimissima volta,

e l’ultimo e più sonoro “vaffanculo” è il mio.

Un’eco attraverso la galassia!

Neppure quello.

No, neppure un’eco ...

Nulla resta.

Prova che la guerra è infine vinta.


Interferenza.


Interferenza.


Guerra.


Interferenza.


Interferenza.


Più interferenza


Pensavo d’averla sentita dire: “L'amore è la risposta”.


Interferenza.


Ma l’amore non basta.

Il fioraio è un gladiatore!



Gennaio - 5 maggio 2013, 10 dicembre 2014



© “The machine”, acrilico su tela, Michael Rothenberg

_________________________________



Nota alla traduzione


Il testo inglese WAR presenta varie difficoltà. Il primo problema è costituito dalla sequenza static static static, sia presa di per sé, sia in associazione con war (war static), sia in concomitanza con static (aggettivo) che fa la sua comparsa in un verso della poesia.


I giochi di suono a volte sono intraducibili: si veda, per esempio, il bisticcio contenuto nella sequenza In any line or lane che può alludere non solo alla linea/tratta, ma anche alla linea/riga/verso.


WAR contiene immagini di non semplice visualizzazione, comprensione e resa, nonché usi linguistici peculiari su cui, va detto, permangono dubbi.


Sono certa che traduttori con migliori competenze linguistiche e maggiore intuizione potranno sciogliere i dubbi residui e trovare migliori soluzioni traduttive.


Quanto a chi ha tradotto (o tentato, nei suoi limiti, di tradurre), dona ciò che ha, dunque la sola cosa che si può donare. Ciò che non si ha, è un dono che nessuno può fare, perché tale dono supera le risorse e i limiti individuali: competenze linguistiche, culturali, doti intuitive, sensibilità.

Nessuno, infine, può andare oltre il proprio limite spirituale e mentale. Tuttavia, si possono fare atti di buona volontà e coraggio (persino temerari e un tantino folli) nella speranza che ai primi passi traduttivi, sempre difettosi e incerti, facciano seguito passi più sicuri e perfetti, perché ogni poeta merita una degna traduzione dei propri versi e – soprattutto – un degno traduttore.


Vorrei ringraziare il poeta Michael Rothenberg per avermi aiutato a comprendere alcuni punti del suo testo WAR. La traduzione è anche dialogo (domanda-risposta sul testo) con l’autore, almeno quando si traducono poeti contemporanei. Sono sempre stata molto fortunata da questo punto di vista. Ringrazio Emilia Mirazchiyska per la fiducia accordata e le generose parole di apprezzamento. Ringrazio Antonio Merola per l’ospitalità su Yawp.


Angela D'Ambra


Questo blog viene aggiornato senza alcuna periodicità, la frequenza dei post non è prestabilita e non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale o una testata giornalistica ai sensi della legge n. 62 del 07/03/2001. Tutti i diritti sono riservati – barbaricoyawp.com; la redazione di YAWP prima di pubblicare foto, video o testi ricavati da Internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti d'autori o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso di materiale riservato, scriveteci a yawp@outlook.it e provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.