Poesia I Poesie dell'Immaturità di Luca di Bartolomeo

Aggiornato il: mag 25

Che l’orologio vada avanti nonostante tutto e tutti, è un dato di fatto. Chiaro e logico come il riscaldamento globale o l’inquinamento delle metropoli. Così, l’analisi matematica del tempo, ci dice che un’ora è fatta da 60 minuti, un giorno da 24 ore e un anno da 365 giorni. Luca di Bartolomeo, nelle sue Poesie dell’Immaturità (Gianni Petrizzo Editore, 2018) trasporta il concetto di tempo quantitativo in chiave poetica, dipingendo un Big Bang in cui il conteggio delle ore diventa più complesso e meno numerico, poiché chiama in causa le diverse dimensioni temporali, strettamente dipendenti l’una dall’altra, per cui se il passato viene preso a calci, il futuro trema di paura, mentre il presente osserva. E così, il tempo del poeta è un orologio le cui lancette sono ladre ed i minuti si sbucciano per farci del succo d’arancia da bere dolcemente. È un mondo in cui le anime si parcheggiano, le cronache vengono arrostite e l’alba se ne va in giro in pantofole.

Il passato sopravvive inevitabilmente nei ricordi, che non vanno mai dove (né come) vogliamo; non seguono ordini, non usano il Gps per arrivare a destinazione; anzi, stanno ben attenti “a non bagnarsi i piedi”, ad evitare l’oblio e tornare sempre e comunque, tornare dal loro padrone come “cani fedeli”.

Nel presente “tutto brucia”, ma grazie a questo fuoco “già nasce una stella”.

Si entra in uno scenario dove pure i ciliegi hanno le braccia stanche ed in lontananza giunge “il passo del mondo”, sempre dipendente dal tempo, dal suo scadere, il suo andare avanti. Questa sinfonia di lancette batte su un muro che porta nomi sbagliati, definizioni incomplete. Il tempo procede, imperterrito ed incurante, il giorno non muore ma sbiadisce, le albe rincorrono le sere e, viceversa, ne sono rincorse, e si arriva ad un punto in cui il ticchettio dell’orologio rivive nel battito d’ali di colombe ferite.


Queste poesie ci offrono allora un altro dato di fatto, stavolta umano più che scientifico: il tempo fa male.

Eppure da questa presa di coscienza, sboccia il suggerimento di non dimenticarsi di albe, raggi di sole e stelle luminose. Perché, nonostante l’avanzare del tempo, nonostante le ali spezzate, le colombe riescono ancora a batterle. Forse non a volare, ma comunque a fare rumore, far sentire la propria voce, forse pure morire nel tentativo, oppure riuscire, per miracolo, in qualche modo, a spiccare il volo.

L’appello di di Bartolomeo sembra invitarci ad accogliere il sole, lasciarci illuminare dai suoi raggi, lasciarsi ferire, ammazzare. Perché tanto, nonostante tutto, nonostante il tempo, il suo Final Countdown e la sua violenza, nonostante passato, presente e futuro: qui si sopravvive.

Questa ineluttabilità della sopravvivenza risuona nelle note del pezzo indie-folk di Belle and Sebastian, band scozzese che nella sua Sleep the Clock Around descrive il cammino dell’immaturità verso una presa di coscienza : “E verrà il momento in cui tornerà il contegno/dai un volto al mondo, con le spalle al muro/cammina per venti metri con la testa in aria/lungo Liberty Hill, dove la brigata della moda/guarda con occhi curiosi ai tuoi modi malconci”.


Con queste premesse, ho un’ultima cosa da chiedervi: scusate, che ore sono?



Nota critica a cura di Sara Comuzzo


***


Succo d’arancia


Ti ho visto

mentre sbucciavi i minuti,

parcheggiando l’anima

alla curva del deserto.

Ho odorato le tue rose

color margherita,

tanto ammirate

e mai fiorite.


Ho assaggiato

le tue cronache arrostite,

ti ho sentito

chiamare ladre le lancette.


Ti ho aiutato

a rispolverare

i trofei di legno,

mai vinti, mai persi.

E ora, maledetta coscienza,

spremi l’aria in succo d’arancia.

E dolce

mi offri il bicchiere.


*


Aspettando un raggio di sole


Senti come sono leggeri

i passi dell’alba.


Sembra

che vada in pantofole.


Lo vedi, quel raggio di sole?

Afferralo,

come un dardo veloce.


E lasciati ferire,

e lasciati ammazzare.

Che qui si sopravvive.


*


I ricordi


Lucciole nella mente

seguono il filo

di un gomitolo di cocci.


Sull’orlo di una pozza

ma sempre lì, attenti,

a non bagnarsi i piedi.


Attenti a rispondere

all’appello, anche quando

il registro

è caduto nell’oblio.


È inutile cercare

di sguinzagliarli:

i ricordi sono cani fedeli.


*


Vivendo


Prendo a calci il passato.

E il futuro ha paura.


*


Tramonto


Tutto brucia.

Forse chiameranno i pompieri.

Intanto già nasce una stella.


*


Non interessava a nessuno di noi


Non interessava nessuno di noi

passare per saggio

lungo il sentiero spezzato

da incroci

quale dei fiori spezzare per

primo?


Il frinire dei manifesti

buono a scaldarsi una sera di freddo

sotto il ciliegio dalle braccia stanche.

Il passo del mondo

ticchettava sul muro su cui

scrivevamo

il nome sbagliato delle cose.


*


È una di quelle sere


È una di quelle sere

che sbattono le ali

come colombe ferite.


***

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