Recensione | Amnesia, di Douglas Cooper

Un uomo comincia a raccontare una storia, la propria storia: ecco in atto il meccanismo della narrazione, svelato nel farsi, accettato come unico criterio di coerenza nella vicenda straniante che inizia a raccontare: i contorni difficilmente tracciabili, situati in una zona d'ombra del realismo in cui s'intravede appena un rimando a Toronto, ruotano attorno alla solidità dell'architettura, la costruzione, nella propria dimensione meramente fisica: la casa e accanto la gola.

Il racconto incalza e arriva a comprendere un altro tipo di costruzione, quella mentale. Nell'incalzare del narratore, il lettore-narratario noterà come la vicenda arriva a esplorare ogni aspetto della costruzione, anzi dell'atto stesso del costruire nella sua triplice accezione: quello derivante dall'accumularsi delle esperienze, la costruzione dell'identità; quello della memoria, la reinterpretazione; e quello metanarrativamente svelato da chi racconta, che riorganizza e ripropone, per mostrare il quadro di un uomo tormentato.

La costruzione è straniante: il romanzo sfugge a ogni etichetta, e consapevolmente. L'inserimento del filtro esperienziale rimette tutto in discussione: non c'è coerenza logica che prescinda dal soggetto interpretante. La continua dialettica tra oggettività e interpretazione messa in scena attraverso l'inserimento dell'alternarsi di due professori universitari dai metodi opposti: al fallimento della ricerca di oggettività, del rifiuto ferreo di ogni metafisica, corrisponderà il dissolversi di questo frammento di vicenda, per non lasciare altro che echi di commento, riflessioni sulla memoria – a sua volta composizione di frammenti in cui ogni interpretazione diventa arbitrio.

E composizione è anche il romanzo: caleidoscopia di vicende legate solo dall'atto stesso del raccontare, la storia affiancata alla riflessione sulla stessa, e da questa alterata: non manca infatti il rimando alla Storia.

Quello che Cooper consegna è una fiaba venata di gotico, una narrazione dall'atmosfera alienantemente edgarallanpoesca capace di restituire la storia di un uomo e insieme la storia dell'uomo e del lascito che questo ne fa, raccontandola, e quindi modificandola, per creare quell'artificio che ci compiaciamo di chiamare realtà.

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