Recensione | Candido suicida, di Sofia Pirandello

La paura era quella di un romanzo concettuale, anzi concettoso, privo di reali accadimenti e pregno di quella pedanteria romanzodesordiesca che è tanto comune, purtroppo, anche agli scrittori navigati. Fortunatamente non è questo il caso, sembra anzi che l'autrice sia consapevole di quest'impressione e goda nel frustrarla: dopo un inizio che lasciava temere il peggio, ecco che il romanzo scorre facilmente, con un ritmo forse non abbastanza sostenuto, ma capace di restituire una precisa visione del mondo, quella che immaginiamo essere del protagonista, un filtro applicato alla realtà che non è tuttavia oggetto della narrazione – punto importante questo: troppo spesso ci sono riflessioni dove ci dovrebbe essere storia.


L'assenza di questo difetto è probabilmente il maggiore punto di forza del libro, e non è poco considerando quanto è comune. C'è dietro, evidentemente, una saggezza prematura, che si acquisisce con la pratica e l'esperienza – vi invito a verificarlo di persona con le opere prime.

Altra peculiarità di quest'opera prima è che la storia, il desiderio di uccidersi di Candido, non è semplicemente l'eterna rielaborazione di quell'esistenzialismo tanto glamour che riduce la dimensione della storia alla domanda suicidio-sì-suicidio-no, ma una personalizzazione di quello che pure è un topos ben saldo, e che però riesce a essere tradotto in accadimenti compiuti, e calato in una situazione non-archetipica che, da sola, è sufficientemente ben costruita da interessare al di là delle eventuali tematiche che dal libro potrebbero essere estrapolate.

Correzione: questo è il più grande punto di forza del romanzo, ed è ancora meno comune trovarlo, e cioè un personaggio interessante, a cui accadono avvenimenti che non sembrano – e non lo sono, probabilmente – ordinati dalla necessità economicistica di portare avanti una qualche narrazione-riflessione, dal momento che la narrazione, nichilisticamente, non avanza in senso tradizionale – qualcosa che chi scrive, nichilista, apprezza molto.


Non resta che sperare che, dopo quest'ottima partenza, Sofia Pirandello continui su questa strada, fino al punto di oscurare, magari, la pur gradevole produzione letteraria dell'illustre avo.

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