Recensione | E tutti i mostri saranno uccisi, di Boris Vian

Romanzo hard-boiled scritto con pseudonimo e scritto per gioco, procede come un gioco, in cui la forza immaginativa avanza a briglia sciolta in un universo deliberatamente pop; romanzo scritto anche per vendere, per dileggio e per burla. Vian è in questo senso un grande e compiaciuto pornografo, e l'opera è grande e ben congegnata pornografia – nel senso migliore del termine, nel senso anche milleriano del termine, nella sua capacità di andare fino in fondo, oltre il limite e le limitazioni del canone, della letteratura, della consuetudine: Vian costruisce un ritmo pulp che ha sapore jazzistico e che ironizza anche e soprattutto su sé stesso, sulle ossessioni della società francese dell'epoca, sull'ossessione per la bellezza e sui canoni del poliziesco.


Ma il romanzo è un pastiche che gioca sulle contraddizioni e si compiace di distorcere ogni canone: il bellissimo e fisicato protagonista, inseguito dalle donne, è in realtà determinato a mantenere la propria verginità a ogni costo fino al compimento dei vent'anni.

È, questo, solo un esempio di quella burla che è il romanzo, che da questo trae la propria forza: dall'essere ironico anche e soprattutto verso la serietà del genere, dell'hard boiled, dal costruire una vicenda che è anche e soprattutto parodia e dalla parodia trae la propria forza: non c'è passaggio che non sia significativo in sé come accenno metanarrativo, senza per questo risolversi in un mero e troppo intellettualistico esercizio di rovesciamento, che sarebbe accademico – si risolve invece nel gioco infantile della variazione, dell'immaginazione fine a sé stessa e quindi insistita su quelle immagini più forti e pulp – senza però l'eccesso dello splatter, senza dover necessariamente rievocare l'apice estremo – in questo senso anche un romanzo garbato, anzi, sarebbe meglio dire: leggero.


Leggero come potrebbero e dovrebbero essere i romanzi anche oggi, come solo lo pseudonimo permette di essere, svincolato da ansie autobiografiche e mirato solo al divertimento, a intrattenersi e intrattenere, mostrando esattamente ciò che ci vuole venga mostrato – ma in modo assolutamente nuovo. Un romanzo da far leggere a tutti i giovani scrittori, pedagogico nella sua capacità di trasmettere il gusto per la storia, per la fantasticheria parodica e scanzonata, mai seria, mai eccessiva, sempre capace di stupire: un tipo di capacità che manca e che provoca assenza di quella che, in accezione totalmente positiva (come lo è sempre), definiamo pornografia letteraria di alto livello, del genere che chiunque – in primis chi scrive, sebbene con eccessivi sconfinamenti manieristici –, scrittore affermato o non, dovrebbe aspirare a creare.



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