Recensione | Enemigo di Jiro Taniguchi


Copertina di "Enemigo" di Jiro Taniguchi e M.A.T. (Rizzoli Lizard, 2019).

«Rileggo Enemigo (Rizzoli Lizard, 2019. ISBN: 9788817108799) con grande nostalgia, e sento subito tornare la straordinaria forza e la passione che provavo all’epoca in cui è stato scritto». Così Jirō Taniguchi inizia la nota introduttiva all’edizione post-mortem di una delle prime opere del “maestro” del fumetto giapponese. Nel febbraio di quest’anno, infatti, Rizzoli Lizard ci ha dato la possibilità di leggere l’opera giovanile di un autore intramontabile, che ci ha abbandonati nel 2017 a soli settant’anni.

Già dalla copertina, è evidente il livello di questa edizione italiana: all’interno si possono leggere contributi dello stesso autore e di Katsuya Terada del 2007, un’interessante intervista del mangaka con il fumettista e scenografo François Schuiten, oltre che una serie di artwork e schizzi di Taniguchi, spettacolari ritratti del protagonista e curiosi scorci sulla creazione dello stesso.

Il tratto è rude e le influenze del fumetto occidentale sono evidenti e apertamente poste agli occhi dello spettatore. È interessante, a questo punto, ragionare sulla posizione particolare che Taniguchi decide di prendere rispetto a un’arte simile ma anche molto lontana, che nel 1985 era lungi dall’essere la norma in Oriente. Tenendo a mente la posizione che il Giappone ha preso, nel corso della storia, rispetto al mondo occidentale, è interessante pensare che Taniguchi abbia visto nel fumetto europeo e americano una così grande opportunità di ispirazione.

Lo stesso Enemigo è un’opera fortemente impiantata sulla visione internazionale che muove l’occhio e la mano del suo autore.

«All’epoca, i film e i romanzi che venivano definiti avventura e azione avevano il vento in poppa. Stranamente però nel fumetto erano pochi i lavori che si potevano far entrare in questa categoria. Così ci eravamo detti che avremmo potuto sopperire a questa mancanza e far uscire il primo manga di avventura e azione autentico. Abbiamo creduto nell’idea ed è così che ci siamo lanciato nell’avventura di Enemigo […] Poi di colpo ci siamo resi conto che dire “detective privato” in Giappone non significava nulla, non aveva riferimenti concreti nella vita della gente. Quando il cinema e il poliziesco giapponese mettono in scena il personaggio dell’investigatore privato lo fanno esclusivamente in un contesto di pura funzione. Quindi il nostro progetto di avventura e azione rischiava di sembrare privo di senso. Mancava il realismo».

Taniguchi non si preclude la possibilità di dare alle sue opere e a se stesso, in quanto artista, quel quid in più che gli permette di mettersi in discussione senza perdere la propria identità. «Non ho difficoltà» dice il mangaka «a dire che all’epoca ero molto interessato ai manga europei […]. Lungi dall’uniformità dei comics americani, il fumetto europeo era estremamente ricco e variegato sia dal punto di vista grafico che della storia; un manga in cui la varietà di stili in cerca di individualità permette di mostrare una straordinaria pluralità di universi». Taniguchi trova in un mondo lontano da lui qualcosa che nel suo universo di riferimento non esiste, che sia il mondo del fumetto europeo come quello dei film americani, come suggerito da Baru (Hervé Barulea).

A prescindere da tutto questo, Enemigo è un fumetto che denota una forte maturità, in cui l’azione e la guerra civile si mescolano a una relativa introversione del personaggio e qualche tocco di una breve storia d’amore, oltre a una sostanziosa dose di lobby e multinazionali.

All’inizio della narrazione, il direttore della Seshimo, Yuji Seshimo, viene rapito e fatto ostaggio in America Latina, nell’immaginaria Nasencio. Il fratello Kenichi, investigatore privato, è quindi costretto a volare dal Giappone fino all’America Latina, per salvare suo fratello, l’azienda di famiglia e rivelare giochi di potere fino ad allora tenuti all’ombra.

Il resto della trama si svolge su una linea retta che resta, come già detto, capace di introspezioni, brevissimi momenti di pausa in cui i personaggi hanno lo spazio per affermare la propria personalità agli occhi del lettore.

«È evidente che questo progetto rientra in un genere, con un canovaccio e codici ben precisi rispetto a violenza, sesso, cose di questo tipo… Detto ciò, è interessante vedere in che modo, modo nonostante tutto personale Taniguchi segue il “capitolato” previsto per i lavori: anche nell’interpretare una storia imbevuta di codici come questa lascia trasparire il timing e il senso del ritmo e della lentezza che gli sono propri. Sono stato anche colpito più volte da stacchi nel ritmo e nello stile, e da alcune immagini quasi fotografiche che sembrano quasi sfasate rispetto al resto del racconto. È da questo genere di dettagli, da questo “tocco” così particolare che ci accorgiamo subito con chi abbiamo a che fare; […]»

Così Franҫois Schuiten parla proprio di questo: della maniera in cui Enemigo sia la perfetta sintesi fra l’anima giapponese e occidentale di Jirō Taniguchi: il tratto ruvido dell’uomo europeo e la leggerezza riflessiva di quello orientale.

Inoltre, i grandi scorci grafici sui paesaggi tropicali di Nasencio, in cui l’uomo combatte l’uomo ma anche la vastità di una natura, unica e sola vittima, ci permette di approfondire il ruolo della questione ambientale; solo negli ultimissimi anni questa sta scuotendo le coscienze delle masse e, nell’opera di Taniguchi occupa una posizione complessa – posto che, negli anni 80, in Giappone, è difficile pensare che la distruzione delle foreste fosse un problema socialmente percepito come tale. La Seshimo, infatti, che pure dovrebbe essere “dalla parte dei buoni”, è la prima a voler deforestare una larga zona della giungla tropicale, per convertirla in campi coltivabili. Questo si inserisce in un intreccio più grande, a cui partecipano gruppi di guerriglieri e dittatori fascisti, perfettamente coerente e coinvolgente per il lettore.

In ultima battuta, Enemigo è una vera gemma, un ottimo punto di partenza per chi si approccia per la prima volta al fumetto giapponese e alla graphic novel, oltre che un vero e proprio fumetto d’arte – quasi un pezzo da collezione.

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