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Recensione | De Amicis e la letteratura patriottica: la penna chiacchierona di Roberto Risso

Aggiornato il: 14 dic 2019

Apparsa e già sul mercato dell’editoria da mesi la monografia su Edmondo De Amicis di Roberto Risso, La Penna è chiacchierona ( Franco Cesati Editore).


Si tratta di un lavoro ben compiuto del ricercatore Risso, dottorando dell’università di Torino, sull'opera letteraria e il mondo di De Amicis. Il saggio si presenta quindi ben strutturato e fornito di certe informazioni sull'autore ligure ma di adozione piemontese in merito alla funzione che il romanziere di Cuore ha avuto nella letteratura di formazione dell’Italia post-unitaria.


Edmondo De Amicis è di fatto l’autore simbolo di una certa stagione politica legata al dopo Risorgimento e che si colloca sia nel protagonismo del romanzo di formazione - nelle opere di ambientazione giovanile come la scuola o l’esercito - e in quello patriottico. Promotore di una certo socialismo utopistico, formale e etico, di un certo liberalismo di sinistra, Edmondo pare acquisire la lezione del Mazzini e del Cattaneo, dei grandi teorici dell’età ottocentesca.


Giornalista per La Nazione di Firenze, il giovane scrittore combina la propria poetica sviluppandola sul piano e del reportage e della fiction. Nelle pagine di De Amicis infatti compare tutto un proletariato – artigiani, contadini, soldati, maestri elementari, operai, viaggiatori, cittadini-  che lo scrittore fa convivere nel nome della buona educazione e della morale tipica del suo tempo.


Roberto Risso ci porta quindi pagina dopo pagina, capitolo dopo capitolo a svelare i segreti di questo importante autore che mai fu distratto e che invece fu attento all'Italia del suo tempo che stava mutando rapidamente. De Amicis non fu mai uno scrittore da scrivania e mai scriveva e poi dava alle stampe un libro senza aver fatto ricerca sul campo; senza aver vissuto la storia prima di raccontarla. Di fatto se da una parte c’è il letterato, con l’esigenza dell’epica e della narrativa incalzata dalla liricità e dal sentimento; dall'altra vi è il giornalista che si muove, va in cerca di trame possibili, si misura con la vita.


Un misurarsi che lo porta a scalare una propria ascesa, per certi versi del tutto individuale e che la critica - come sottolinea Risso stesso - ha da sempre tenuto al margine del proprio interesse oggettivo. De Amicis è quindi l’autore risorgimentale, l’autore della patria e del buon senso.


Roberto Risso parte infatti, come premessa al grande discorso, che ci conduce alla stesura del capolavoro Cuore, a analizzare  i racconti, le novelle di sfondo militare, nelle quali eroi e soldati lottano per l’autenticità della patria, dell’Italia appena unita ma variegata e differente a seconda delle aree geografiche che un secolo dopo il fascismo avrebbe definito in regioni. L’Italia principale per De Amicis è dunque quella del suo Piemonte, della regione regia dalla quale è partito il Risorgimento, e da giornalista, prima che da scrittore cerca di diagnosticare, di osservare sino in fondo.


Ecco allora la stesura de La Vita Militare, libro propedeutico secondo Risso per l’intero percorso deamicisiano, seguito da Novelle, per poi procedere ai grandi reportage europei e africani. De Amicis diventa quindi un corrispondente di culture e paesi, di lingue e dialetti. Dalla sua esperienza diretta escono quindi per le stampe torinesi: Spagna, Ricordi di Londra, Parigi, Marocco. Si tratta di opere che gettano le basi, che fungono da introduzione, al grande lavoro successivo del romanzo.


Ciò che preoccupa lo scrittore piemontese è infatti la formazione dell’individuo, la sua cultura che non può cadere lontana da un’etica patriottica e dottrinale. Ecco allora - ci fa notare Risso - che se nei lavori giovanili, quelli nati da reportage, dal De Amicis giornalista per La Nazione, il centro formativo della persona è l’esercito, in una seconda stagione subentra la scuola ed ecco allora Cuore e poi ancora un intero epistolario che funziona come galateo ottocentesco.

In tutte queste pagine, sia del prima sia del dopo, l’autore ligure ha ben presente il senso di sacrificio della persona nei confronti della propria patria. Si tratta di un discorso in progressione che sempre si concentra su aspetti relativi l’individuo e la morale civile, oserei dire laica.


L’esercito e la guerra prima, quindi il soldato che muore o vince per la patria, la scuola dopo ed infine il lavoro. Ecco allora che la poetica, il percorso narrativo di De Amicis coincide simbolicamente non solo con un’età, ma con una intera nazione: l’Italia. Si tratta di una nazione che non si regge su soli presupposti politici, ma morali: il sacrificio come salvazione di una cultura, di un popolo. L’esercito dei racconti è quindi formativo come la scuola dei romanzi, come il lavoro completa, abbracciando un certo socialismo etico, architettando una sorta di nuovo galateo comportamentale.


Non voglio svelare oltre il percorso monografico di Risso, perché poco deontologico e poi poco etico, quindi questo mio intervento va considerato nell'ottica di una semplice nota di lettura. Tuttavia, prima di concludere mi è urgente sottolineare come questo saggio sia importante per la critica e la storiografia letteraria, in quanto arricchisce non solo lo studio su De Amicis, ma si inserisce educatamente e senza interessi di lobby (spesso la critica è dettata da altre ragioni) nel panorama della letteratura italiana.


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