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Recensione | Doriano Fasoli ricorda Attilio Bertolucci:la festa di un incontro

Aggiornato il: 14 dic 2019

Il Divino egoista (Alpes, 2018) è un libro interessante che il letterato e giornalista romano Doriano Fasoli, da sempre legato al mondo della letteratura e dell'arte, già biografo di Fabrizio De Andrè, a distanza di anni ripubblica in ricordo di un incontro con il poeta Bertolucci, avvenuto nella casa di Monteverde dello scrittore.


Il libro che è la summa di una lunga conversazione sulla vita, sulle esperienze del poeta parmense, segna a mio avviso un nuovo scenario attorno la figura del Bertolucci uomo. Si tratta di uno spaccato, inedito sinora, che testimonia la grandezza lungimirante di un poeta che prende spunto per l'intera sua produzione da fonti strettamente autobiografiche; la poesia e di conseguenza la passione civile e poi sociale di Attilio poeta è connessa nel suo caso alla sfera più intima rispetto ad altri suoi colleghi della sua generazione.


Non a caso, Bertolucci pare essere stato un innovatore silenzioso della poesia, un rivoluzionario intimo dal cui privato, dalle vicissitudini della propria vita, affronta a sua volta una trasformazione della scrittura poetica. In altre parole, anche se Bertolucci è stato meno esplicito e forse estroverso degli altri suoi compagni di viaggio – da Pasolini a Bassani, passando per il loro maestro Longhi (il grande prosatore d'arte per eccellenza), ai poeti Luzi, e i fiorentini, e poi Pagliarani - forse solo in apparenza meno sperimentale, la sua impronta appare indelebile.


La poesia per Attilio Bertolucci è infatti encomio, apice e insieme anche la sintesi dei mille incontri romani, della sua discesa dall'Appennino parmense, degli anni di insegnamento, dell'amore infinito per la moglie e per i figli – Giuseppe e Bernardo, noti registi cinematografici - è un torrente carsico che scorre nelle viscere di una esistenza mite, di un uomo colto e semplice allo stesso tempo. Per questo motivo – e Doriano questo ce lo dice tra le righe - la sua opera resta immortale e indelebile accanto a quella di altri suoi colleghi illustri. Il fiume carsico della sua vita tranquilla, a tratti isolata – lontana dalla società mondana di certi letterati o dal clamore di manifestazioni eclatanti - così chiara e trasparente; un evolversi di immagini per versi, pare non esaurirsi e dopo le prime raccolte Sirio e Fuochi in Novembre, entrambe degli anni venti e trenta, il poeta di Parma approda a lavori ben più importanti, delle pietre miliari della sua produzione: La Capanna indiana e Viaggio d'inverno.


Con la pubblicazione di queste due raccolte Bertolucci pare definitivamente entrare deciso nel panorama della letteratura del secondo novecento. Si tratta di un approdo che nel giro di poco tempo porterà alla conclamazione definitiva con la ri-appropriazione e riforma formale del romanzo in versi nella celebre: La Camera da letto.


Bertolucci silenziosamente mette a punto quindi una sua rivoluzione e da un proprio archetipo di poesia trasparente, direi d'arte, che si fa per immagini con punte molto alte di liricità, approda al romanzo in versi La Camera da Letto: l'opera biografica per eccellenza che narra le vicissitudini della sua famiglia, dagli anni delle guerra nell'Emilia contadina all'arrivo a Roma: “una città ideale per nascondersi”- come tiene a precisare a Doriano Fasoli. La forza sperimentale di Attilio sembra quindi concretizzarsi in quest'ultimo lavoro, che resta una sua fatica di mezzo, e che è il punto di raccolta di un'infinito immaginario, di incontri, di amici, di famiglia, in quella Roma di Monteverde dove sino agli anni sessanta vi ci abitava anche Pasolini con il quale ebbe una lunga amicizia legata dal profondo.


Il mondo di Bertolucci pare quindi tracimare, tornare in superficie nel lungo dialogo con Doriano Fasoli, il quale gli riesce a strappare la verità con la giusta confidenza. Il libro stesso Il Divino egoista è una summa di una lunga conversazione che l'autore e giornalista romano riesce a cadenzare, a montare come fosse un film, dividendo il libro in capitoli che di volta in volta affrontano tematiche diverse e trascorsi di vita, brandelli di ricordi e di passioni. Doriano Fasoli interroga il poeta nella sua casa di Monteverde, nella cui sala, alla penombra del giorno, dietro le serrande chiuse onde evitare la luce fastidiosa e invadente, per le stanze non risuona che un vecchio disco Jazz; altra grande passione di Bertolucci.


E allora se da una parte vi è la poesia, l'attività letteraria, i riconoscimenti dovuti e la rivoluzione di un fuggiasco dai rumori del quotidiano; dall'altra compare l'Attilio allievo di Longhi, lo studente prima di giurisprudenza poi di lettere a Bologna, e poi l'amico, le lunghe conversazioni epistolari con Vittorio Sereni, con i fiorentini Luzi e Parronchi, l'attività giornalistica come critico musicale e cinematografico.


Un amore che trasmette ai figli: il saper leggere la vita per immagini. E poi, non ultimo, quella voglia di custodire la propria casa – la capanna dell'amore e degli affetti -, di operare in famiglia, di discutere, disegnare progetti nel proprio tinello, lontano e dal rumore, da quella città maleducata come la definì Fellini, e dal proprio studio: usato solo per leggere e poco più. La rivoluzione linguistica, le sperimentazioni, la bottega del poeta è il tinello; la vita domestica, la semplicità dello scorrere del tempo.


Bertolucci essendo un fiume dirompente e sotterraneo pare infatti non scrivere nel silenzio del proprio studio – troppo accademico - ma calarsi e comporre solo a contatto con l'universo in moto:scrivevo in treno, sull'autobus... ovunque”.


Questo libro quindi non è solo una conversazione, rimontata e cronologicamente suddivisa dalla maestria di Doriano, ma è un elogio, un pensiero che Fasoli fa a Bertolucci a distanza di anni dalla morte del poeta. Fasoli che di fatto ci ha abituato a queste frequentazioni con poeti e scrittori, da veterano operatore culturale sa cogliere gli aspetti più minuti, i particolari, le sfumature e anche questa volta con Il Divino egoista ci accompagna in un mondo ancora tutto da scoprire, se pur in punta di piedi varcando la soglia di casa Bertolucci con rispetto e amorevole amicizia.

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