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Recensione | Goffman ripubblicato da Ombre Corte, il caso di Stigma

Aggiornato il: 14 dic 2019

Ombre Corte edizioni ripropone Erving Goffman con l’entusiasmante saggio Stigma ancora fresco di stampa.


L’idea di riproporre uno dei testi più determinanti, a livello di pensiero, del grande filosofo e sociologo statunitense in questo periodo storico è sicuramente sintomatico. Il pensiero di Goffman è oggi ancora più attuale di prima, sotto un certo aspetto si tratta di un evergreen che non ha mai smesso di essere avanti con i tempi. Non è un caso che il saggio riproposto dalla casa editrice veneta sia una delle opere più significative di Goffman e che, in una stagione come la nostra fatta di facili isterismi e populismi da mercato centrale, buoni solo a vendere le vettovaglie come direbbero a Livorno o i capi rotti a Firenze, viene a far sentire la sua presenza come critica alla ragione di stato.


In questo saggio il sociologo canadese affronta il tema della esclusione del diverso negli ambiti sociali assumendo un ruolo di ruoli. Giochi di parole a parte, la stigmatizzazione trova terreno fertile laddove viene ammiccato il diverso che semplicemente si presenta con le proprie caratteristiche. La società quindi, che per Goffman non è altro che il teatro, l’unico vero teatro reale, dove si alternano contraccambiandosi ruoli e vicissitudini, dinamiche e contro dinamiche di varia natura, combina e interviene come parte inquisitrice e adotta di conseguenza la propria difesa da quella che è la diversità o malattia.


Ecco allora che la stigmatizzazione si alimenta tramite il concetto prima di diversità e dopo di malattia. Da qui le contromisure: l’allontanamento del disabile dal contesto sociale, in quanto non capace di portare a termine un ruolo, un negoziato tra le parti, e come untore di malattia. Lo stato sia esso democratico o di altra natura si basa sul concetto di massa e la massa ha un proprio linguaggio di potere. Ci troviamo di fronte quindi al lavoro più politico del sociologo americano, forse il più feroce quanto a verità.


La società di massa se da una parte crea un teatro di relazioni e dinamiche sociali, di intrecci e trame, dall'altra punisce il deragliamento, sia esso per cause naturali o politiche, del linguaggio da lei codificato. La società quindi si muove su di una linea conformista; un feroce esercito drammaturgico e teatrale. Se da una parte costruisce, dall'altra reprime. La società, come un Dio astratto e invisibile, coordina e crea il linguaggio dei costumi, dei comportamenti umani, e in un secondo tempo confonde, annulla, scompagina la logica del quadro d’insieme.


In ultima analisi, l’importanza di questa pubblicazione sta nel documento storico e non solo rende giustizia a uno dei massimi sociologi di importanza internazionale, ma a una intera generazione di filosofi e teorici di grande impatto emotivo e contenutistico, dai funzionalisti quale Foucault sino alla scuola di Francoforte, passando da Barthes, e poi dai post-strutturalisti, sino ad arrivare a Bauman.

Si tratta senza ombra di dubbio di un testo di intervento ermeneutico, una bomba da innescare per diradare la nube tossica di questi isterismi di massa.

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