Recensione | I grandi scrittori non mangiano di Donato Montesano

Spesso accade che i giovani esordienti - nell’impellenza di agire concretamente in un mondo culturale a stento riconosciuto come tale – mettano insieme raccolte di racconti che testimoniano più l’urgenza di affacciarsi nell’editoria e di interagire col pubblico, che una consapevole e organica intenzione letteraria.

I grandi scrittori non mangiano (Eretica, 2017) è la raccolta di racconti con cui esordisce Donato Montesano, autore lucano di ventisette anni. Montesano lavora in uno studio di architettura. Non è uno scrittore. Scrive, sì, ma non è uno scrittore. Questo dato biografico, apparentemente irrilevante, è uno dei motori narrativi per i quali è lecito parlare di opera. Quello di Montesano è un universo narrativo unitario e frammentato, in cui racconti autonomi interagiscono, confliggono, si avvicinano asintoticamente e si respingono; e in questo caos fittizio, intessuto di vita vissuta e di filtro letterario, emerge il sentore di un’unica storia.


I grandi scrittori non mangiano è la testimonianza della quarantena dei “nati con difetti di fabbrica”, la cui disfunzione più vergognosa è “il dissenso, seguita poi da quella dell’arte”. È l’epitaffico testimone che gli emarginati porgono a una società utiliristicamente razionale. All’interno di questa raccolta convivono due anime, antitetiche o forse complementari. Da una parte c’è la modernità e l’avversione che suscita, ma si tratta di un’avversione esausta, che ha perduto la vis polemica e che, di fronte alla propria impotenza, non ha nemmeno la forza di mettere in pratica dei progetti di autodistruzione. Dall’altra c’è l’eco di un mondo magico-rurale, in cui realtà e superstizione sono inscindibili e il naturale sconfina continuamente nel soprannaturale. Anche in questo caso, l’elemento testuale è una trasfigurazione letteraria di una vicenda esistenziale: non è altro che il riemergere del sostrato folkloristico verso cui l’autore prova allo stesso tempo attrazione e repulsione. Ed è così che nella stessa cornice narrativa coesistono vicende metropolitane, nostalgici che si conformano ai grandi dissidenti della storia – tra cui poétes maudits, icone del rock, beat – assieme ad atmosfere popolari, con scorci di transumanza, lupi in agguato, nonni che tramandano fiabe, gnomi che abitano il bosco.

Due anime dunque, ed entrambe sconfitte, incapaci di mettere a tacere una radicata insofferenza che investe tutto: il passato, il presente, il mondo circostante, i mondi lontani, reali e possibili. I grandi scrittori non mangiano è il racconto di un fallimento, che viene restituito attraverso un’autoironia che si prende gioco di tutto. Un breve resoconto di vicende tragicomiche.


Federica Ruggiero

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