• Antonio Merola

Recensione | Joe Lansdale. In fondo è una palude

Aggiornato il: 26 nov 2019


Joe Lansdale è stato definito da qualcuno «lo Stephen King del Texas Orientale». Ma a lui questo paragone non sembra andare giù. Veniamo da posti diversi, ribadisce a Seba Pezzani: King, infatti, nasce a Portland, nel Maine. Come a dire, in poche parole, che tutto dipende dal luogo da cui provieni. O meglio: dal luogo in cui scegli di restare. E, come si dice, se lo scrittore non viene da te... allora il traduttore andrà dallo scrittore.


Così inizia il viaggio di Joe Landsdale. In fondo è una palude (Giulio Perrone Editore, 2018): già, perché Seba Pezzani, per realizzare questo libro, ha deciso di trasferirsi qualche giorno a casa di Joe Lansdale, giù in Texas. Una terra che non ricorda affatto le brulle gialle del selvaggio West, ma che al contrario per Lansdale significa anzitutto «profondo Sud», una frontiera ancora smagliante di vegetazione. È qui che l'uomo vive assieme a sua moglie e al fido cagnolino. Pezzani ci tiene a rassicurare il lettore: quello che abbiamo davanti non è altro che un uomo normale.


E, in qualche modo, a essere “normale” è anche il rapporto di Lansdale con la scrittura: ha scritto cioè una infinità di libri, al punto che nemmeno ricorda più quante edizioni circolino effettivamente. Peraltro, a questo conteggio dovrebbe finire per aggiungere anche il libro del suo traduttore italiano. «È come se gli autori fossimo sia io che Joe» è più o meno ciò che Pezzani afferma più volte nel corso di In fondo è una palude. Joe Lansdale è infatti il vero protagonista di questa storia: non si tratta di un saggio accademico o di critica letteraria, ma del racconto dell'uomo e dell'autore Joe. A questo proposito, vi ricordate che cosa diceva Carlo Bo riguardo gli autori americani? Per loro, vita e letteratura sono una cosa sola. Essendomi occupato di F. Scott Fitzgerald e l'Italia, posso dire che le cose stiano effettivamente così.


Anche se qui la questione si complica. Se Lansdale è un uomo normale, che cosa c'è allora da raccontare su di lui? Si potrebbe obiettare (e sarebbe una obiezione giusta) che anche un personaggio normale può essere l'oggetto di una scrittura. E, in effetti, forse è proprio questo che potrebbe legarlo a King: la lenta, paziente, massiccia produzione letteraria. Ma, a guardare bene, è l'America tutta a essere la patria più sincera di questo approccio lavorativo: a partire da Jack London, passando per Fitzgerald e Hemingway, lo scrittore in America diventa una vera e propria professione. Qui il sistema delle riviste, degli editor, etc., etc., nascei, si sviluppa e si innesta una volta per tutte (cfr. L'isolamento del romantico americano), diventando infine modello da esportazione, non sempre riuscito. E grazie a questa professionalità, unita al talento e a una immaginazione strampalata, Joe si è guadagnato uno stimato numero di lettori anche da noi. Ecco perché un libro simile è possibile: nonostante lo stile narrativo, sarebbe stato altrimenti pensabile solamente per gli addetti ai lavori.


Ma Joe è co-autore per un altro motivo: la presa di parola. Qui Pezzani è americano al cento per cento. Pensiamo per esempio a Come diventare se stessi. David Foster Wallace si racconta (Minimum Fax, 2011), il libro intervista di David Lipsky, che ha portato al film The End of The Tour – Un viaggio con David Foster Wallace diretto da James Ponsoldt (2015): ecco, anche In fondo è una palude è costruito in maniera simile. Con una differenza, però: Pezzani non solo ha conosciuto la voce del Joe scrittore avendolo tradotto, ma tra i due è nata anche una profonda e sincera amicizia. E l'elemento dell'amicizia è importante, perché significa empatia: che è il primo degli ingredienti con cui bisognerebbe approcciarsi alle storie degli uomini.

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