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Recensione | Paolo Lago e il saggio sulle navi in letteratura: la Toscana imbarca scrittori

Aggiornato il: 14 dic 2019

È facile trovare interesse nel saggio di Paolo Lago, La nave. Lo spazio e l'altro, edito da Mimesis nel 2016 e di cui suggerisco la lettura con grande piacere. I motivi del mio interesse sono stati diversi e molte sono le cose che mi hanno colpito e che, con probabilità, colpiscono l’occhio attento del lettore, soprattutto se questi è un addetto ai lavori; un letterato.


Leggendo il saggio mi sono accorto che le cose che mi legano a Paolo sono molte e tutte unite tra di loro attraverso un filo rosso, – che è la letteratura, la vita intera spesa per le lettere - forse l’attenzione su certi autori, non meno – ed è la scintilla che appicca il fuoco - l’amore per la Toscana (regione di entrambi, io fiorentino, lui livornese). E il libro, che vuole essere un viaggio nella letteratura del Novecento attraverso la figura della nave, parte proprio dalla Toscana, da quel lembo estremo dell’arcipelago elbano dove Paolo si imbarca per salpare in un mare di incontri, possibilità, coincidenze.


Si tratta di incontri di autori che hanno fatto la storia dell’Europa culturale, ospiti anche loro, come il nostro autore, di questo straordinario saggio, su nave. Navi mercantili, navi vagabonde o erranti, navi infernali, navi in disarmo o di crociera, ma pur sempre navi. Tutti ad affollare queste imbarcazioni e i volti, i nomi, gli scrittori che vi sono saliti sono una vera moltitudine: da Melville a Céline, da Petronio a Rabelais, passando dal Federico Fellini più visionario al Mutis dell’arrembaggio, sino a Izzo e Wallace.


Paolo incontra questi romanzieri in una nave che è anche una messa tra parentesi del reale, ma soprattutto una messa in parentesi da parte dello stato, intesa qui come istituzione e insieme come stato di cose. La nave, per l’appunto libera, allontana, anche nella tragedia, i protagonisti, gli ospiti, i marinai o i viaggiatori occasionali e per spiegare questo, non tanto per fornirsi un alibi ma un movente alla sua “sovversione al potere” e alla conforme vita del quotidiano, cerca in Foucault un alleato perfetto. Ecco allora che con il soccorso del filosofo francese, Lago giustifica questa ricerca del tempo altro, dello spazio immaginario o oggettivo che sia, che legittima comunque questa distanza da contesti Kafkiani (il potere) con una parola, a mio avviso inedita o mai saputa leggere da storici e saggisti della filosofia: eterotopia.


Il protagonista di questo saggio infatti pare non essere la nave, almeno non in apparenza. Il protagonista del saggio è l’eterotopia, lo spazio separato, la digressione... ed ecco allora la nave. Ogni tipo di imbarcazione è infatti un posto altro, una messa tra parentesi che libera il soggetto che la vive, e dal kronos e dallo spazio prestabilito. Paolo Lago, già studioso di un certo tipo di letteratura e di scrittori, attraverso l’ausilio di Foucault dà una lettura inedita al panorama letterario europeo prima e americano dopo, che è appunto affetto da eterotopia. Una malattia, se di malattia si può parlare, che pare colpire, come un virus insidioso, alcuni scrittori già a partire dall’età classica. Il primo viaggio, la prima distanza dal tempo e dallo stato, dalle leggi dell’uomo della conforme società è quello di Omero nell’Odissea, in cui ci viene presentata, quasi fosse una persona, la prima grande nave della storia.


La nave, come dicevo, essendo una messa tra parentesi diventa quindi un microcosmo, un contesto decontestualizzato in cui il rapporto con il proprio occupante, a detta di Foucault, è diretto e la dialettica tra soggetto e istituzioni e tra persona e lo stato o comunque la legge, tra l’individuo e la natura si esprime, quasi a parole come fosse animata, liberandosi per differenza tra un contesto striato e uno liscio, almeno secondo lo studioso Deleuze.

Lo studio di Paolo Lago verte quindi in questa direzione e la nave come soggetto di indagine è solo un pretesto – ben sviluppato - per occuparsi di un pensiero più vasto e profondo che va al di là di ogni atto concreto. Protagonista del saggio è infatti quella condizione altra che stabilisce una nuova identità al soggetto e instaura un inedito rapporto tra individuo e vita ordinaria.

Attraverso la teoria di Foucault di eterotopia Paolo affonda le radici in una esegesi meta-contestuale in cui la nave, letta da diversi punti di vista, è solo uno dei tanti mezzi di lettura.


Mediante la eterotopia l’essere si discosta dall'ordinario e per trasgredire pacificamente, per inoltrarsi in una digressione atemporale e spaziale (che potrebbe essere la nave come un carcere, un giardino, un ospedale, un banalissimo museo o biblioteca o un semplice viaggio on the road) ristabilisce la propria identità; si riscopre prendendo le distanze da un atto dovuto.

In poche parole Lago non solo trova il pretesto per parlarci e affrontare con occhio clinico il Foucault più radicale, ma suggerisce, in termini di filosofia delle scienze, il concetto di stato di diritto. Assieme alla teoria di Foucault e Deleuze cerca di suggerire, in una indagine per certi versi teoretica, non certo di filosofia spicciola, la identificazione di certe categorie e di certi elementi o archetipi. La prima categoria che rivede, e spesso trova aiuto dalle pagine di Kafka, è quella di stabilire l’eterotopia come divagazione che nasce per mille motivi e attraverso tali ragioni si sviluppa.


La digressione dallo status quo, dal tempo e dallo spazio, in questo caso per nave, trova i suoi perché non solo mediante una consapevole e ricercata fuga, ma per dolore, per asilo politico, per cercare fortuna in un altro paese che non è quello di origine, per questioni familiari (come nel caso di America dello stesso Kafka), o semplicemente per libera scelta. Sta di fatto che questa messa tra parentesi a livello ontologico segna un altro tempo, un’altra stagione: a livello fenomenico segna sul calendario delle possibilità una nuova nascita, un inedito viaggio.

In ultimo la nave che ci viene offerta in questo studio si sintetizza come un unico grande cargo popolato da tanti nomi illustri, da romanzieri che oltre sulla carta hanno sperimentato in prima persona il dramma del possibile. E questo grande cargo pare partire (per ragioni affettive da parte di Lago) proprio dalle coste della Toscana, da quel di Livorno, per rotte misteriose che approderanno poi, in un secondo momento, in una terra a loro volta altra, alla soluzione di un enigma esistenziale.


L’Elba stessa essendo un’isola è infatti una eterotopia, un luogo dove il tempo pare cancellare le proprie tracce: una breve costa tra il verde e l’azzurro mare del Ligure dove Paolo trova degli splendidi compagni di viaggio.


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