Recensione | Valentino Romano e la rivolta del sud: dalle Calabrie agli Abruzzi

Aggiornamento: 14 dic 2019

Si intitola Dalle Calabrie agli Abruzzi (D’amico Editore, 2018) l’ultimo saggio di Valentino Romano, studioso del brigantaggio meridionale, già conosciuto al pubblico italiano per i suoi saggi sull'argomento. In questo libro, Romano ci fa conoscere la figura mitica di Josè Borges e il ruolo determinante che ebbe in quella che fu una vera e propria battaglia civile, oltre che politica.


Il saggista pugliese, di adozione romana, è uno dei pochi intellettuali atto a studiare e a scrivere sulla faccenda spinosa del brigantaggio meridionale. Anche in questo caso, infatti, per ragioni comprensibili, non svelerò molto del saggio e il mio intervento si concretizza nella semplice considerazione. Consentitemene almeno un paio.


La prima è quella di cui ritengo eroico ancora oggi parlare: quella della controversa e spinosa guerra civile che ci fu nel nostro sud e che è stata per troppo tempo mistificata e ancor più gravemente nascosta.


Abituati sin dalla scuola a imparare che il Risorgimento italiano è dovuto ai soliti eroi e a un senso di patri (la cui unità d’Italia si debba al puro amore di unire un paese in nome di una cultura comune e di una lingua), avanzando persino il disegno da riformulare di una geografia politica e militare, ci dobbiamo disabituare perché così non è stato. L’unità della nazione è stata voluta solo per logiche di potere, per creare un alibi a uno Stato, quello dei Savoia, spinto dai francesi, criminale, atto per sua volontà a migrare le ricchezze del sud verso il nord dell’Italia e facendo dell’area meridionale – dalle rive del Tronto sino al Mediterraneo – una riserva di governo. Il sud veniva così contrapposto al nord, impoverito, quasi messo a tacere; la sua millenaria capitale Napoli fu contrapposta a città capitali del nord (Torino e Firenze), prima di essere destituita definitivamente da Roma.


La seconda considerazione è un discorso riabilitativo che, secondo me, Valentino Romano fa nei confronti di Borges, Crocco, Ninco Nanco e altri briganti. Questi non sono stati semplicemente ribelli, cafoni, arrabbiati o delinquenti di campagna: sono stati un esercito pronto a difendere il proprio territorio nei confronti della minaccia straniera. Nel sud non ci fu una stupida e insignificante rivolta: ci fu una rivoluzione.


Anche se fu taciuta, messa al bando da quello stato stesso che ne decretò lo spegnimento, aiutato dagli storici che da sempre lo hanno bandito.

Il brigantaggio è quindi la storia bandita, da dimenticare, da infilare nel cassetto per essere stipata e non vista. Valentino Romano come tanti suoi colleghi e compagni di battaglia sottrae dal buio questi episodi, de-mistica il suo vero significato. In effetti, Romano è consapevole che non si può barare a lungo e che spesso bisogna fare qualche disubbidienza civile per poter crescere e fare i conti con la storia, anche se si va contro lo stato, per amore della verità e nel nome di una onestà intellettuale che non può essere abbuiata dal volere del potere.

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