Recensione | Questa è l'America, di Francesco Costa

Cos’è l’America? Perché affascina? Se lo chiedeste a me, vi risponderei che non ci trovo di affascinante che il suo essere tutti i paesi: nazione giovane, è capace di mostrarci in un pugno di secoli tutte le meravigliose contraddizioni della modernità.

Di queste contraddizioni racconta Costa, con uno stile limpido e ritmato, che ha la bellezza della razionalità – una bellezza che i romanzieri hanno perso e i saggisti migliori sono i soli ormai a conservare.

Un’esplorazione che racconta gli aspetti della società americana nell’unico modo possibile: ripercorrendone la storia. Non si tratta, però, di una riepilogazione fine a sé stessa: non c’è nozionismo nel libro di Costa, c’è un aneddoto moderno, un fatto di cronaca, qualcosa che ricordiamo come assurdo per i nostri metri europei, e poi c’è la spiegazione, radicata spesso in quella conformazione che i padri fondatori avevano pensato, e che nessuno è stato in grado di modificare poi in modo sostanziale.

L’America è tutti i paesi, ma è anche il contrario di tutti i paesi: nata in contrapposizione alla vecchia Europa, tutte le sue leggi sono state disegnate per essere qualcosa di diverso, di migliorarne i difetti: il risultato è quella strabiliante commistione di follia e sviluppo che vediamo oggi, il subconscio del vecchio continente, il figlio che uccide il proprio padre giurando di essere migliore, e fallendo.

Costa costruisce, con vasta e curata aneddotica, un quadro coerente che mostra l’evoluzione di quell’America che pensiamo di conoscere. Perché le armi? Perché il populismo? Perché il rapporto di amore-odio col governo? La risposta è nella Storia: ripercorrendola possiamo impadronirci della realtà, erudirci in modo semplici sulle principali caratteristiche essenziali dell’America.

Il libro di Costa è interessante, facile da leggere e necessario: in un mondo in cui si producono così tante storie e informazioni, più che di romanzi c’è bisogno di saggi che ci aiutino a organizzare e schematizzare le informazioni, ordinarle logicamente e soprattutto, venire a conoscenza di storie incredibili quanto veri, che altrimenti passerebbero inosservati sui notiziari, incompresi e dimenticati – fatti di gran lunga più interessanti e folli di quelli che potremmo inventare.

Perché è vero il luogo comune secondo cui la realtà è sempre più folle della finzione stessa, e la realtà americana, credetemi, è la più folle di tutte.

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