Recensione | Romanticidio, spoesie d'amore di Eleonora Molisani

Dove si nasconde l’amore?

RottAmare La vita graAma MiLaMo

In un tempo in cui lo si potrebbe considerare un sentimento logoro, esausto come l’olio del motore, Eleonora Molisani cerca l’amore nelle parole e nel gioco. Sedicente funambola, di quelle che dicono sempre l’ultima battuta della serata e gli ospiti, infilandosi i cappotti, borbottano: forte! in Romanticidio, spoesie d’amore e altre disgrazie, edito da NeoEdizioni, Eleonora Molisani si mette a sfrangiare brandendo un’ascia. Parrucchiera un po’ pazza, taglia di qua mutila di là, l’ha ucciso direte voi, l’amore è bell’e morto. Invece no! Signore e signori, la vittima della donna che laika e lovva, che si ri-bella tornando bella (uno dei giochi di parole che mi è piaciuto), che intasca una pagnotta e sgancia una focaccia, che lascia ed è lasciata, inganna ed è ingannata, che immola la vita alla carriera e della sua vita si riappropria, se ammazza qualcuno con l’arnese pericolosetto che tiene vicino alle sue scarpine rosse - a occhio tacco dieci - quello sfortunato che giace in una pozza di sangue è il Romanticismo.

Padre del nostro immaginario, stampino a forma di cuore della cotta e della passione, incapace di dare riposte alla crisi che non siano la compulsione a cercare un nuovo qualcuno che ci adegui di nuovo ai suoi parametri, ora è come un vecchio che ripete sempre le stesse storie.

Alzi la mano chi lo piange.

Io no.

L’amore può anche non essere schiacciato dal peso dell’eternità, consacrato dallo struggimento, suggellato dalla resa passiva. L’amore può fare i conti con la quotidianità come una donna che sogna coricata a fianco a un uomo che russa e la tensione che ne scaturisce genera spoesie, cioè un fare poesia senza fare poesia. Una poesia involontaria, insomma, come ne facciamo senza accorgercene quando proviamo a spiegare il gusto dei ghiaccioli che scendono dalla grondaia (assaggiato uno proprio oggi e vi dirò che non era affatto male, sapeva solo un po’ di comignolo), o quando attraversiamo la strada ed è freddo perché soffia il Buran e troviamo che il fumo di scappamento delle automobili sulle caviglie sia proprio consolatorio; robe così, pensieri liberi senza tanti pudori. Di quello che sentiamo ne possiamo anche sorridere e se la spoetessa delle sua spoesie dice:

anche se infine ho solo un rimpianto:

quando io non ci sarò più,

diventerà carta per pulire la pupù?

allora impariamo a ridere di noi stessi e lasciamoci andare goffi e veri all’amore, qualunque cosa sia di questi tempi. Tanto il vecchio è morto stecchito.

Romanticidio, settanta spoesiole senza senso di colpa, e magari la prossima volta la battuta felice di chiusura serata la diremo noi. Fa sempre piacere se gli ospiti ci menzionano quando cercano la manica del cappotto.

Spoesiamo, ragazzi. Che è subito sera.


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