Recensione |Tristezza, Reggiani & Mosquito

Nell’anno 2030, quando la provincia di Buenos Aires non esiste più perché sono tutti morti o quasi e un virus, anche in questo caso pandemico e anche in questo caso di probabile origine animale, si replica nel sistema immuno-affettivo degli uomini, svuotandoli di salute e umanità, chi è rimasto cerca di tirare avanti riesumando il vecchio e innestandolo nel nuovo. Nessun nuovo mondo, nessuna salvezza ma tentativi disperati di sopravvivenza per non disperdere il patrimonio della civiltà alle soglie dell’apocalisse. I gruppi si organizzano, chi collettivizzando le risorse chi irreggimentandosi in strutture verticistiche di stampo autoritario, i più giovani ovvero coloro che hanno poca storia ballando e abbandonandosi a baccanali orgiastici che aggiungono terrore a terrore.

Il nero delle barbe lunghe e delle occhiaie scavate, delle orbite vuote dei teschi, del pube di una donna poco più che bambina che sta per partorire, del vecchio mulino ossidato.

Il giallo senape dell’erba e dei capelli delle donne, delle camice vecchie e della mucche morte.

Il grigio blu degli edifici abbandonati e dei prati dove si nascondono i ragazzi che ballano per praticare le loro macabre danze.

Qua e là il rosso del sangue, ma poco perché l’orrore è già quasi tutto avvenuto e ora ci sono solo gli avanzi.

Questi sono i colori che rimangono impressi sulle retine dopo aver letto – divorato, ruminato a non digerito – Tristeza, graphic novel di Federico Reggiani e Angel Mosquito, uscito a puntate sulla rivista argentina Fierro fra il 2010 e il 2013, e ora edita da Neo Edizioni, nella collana Cromo. Esplorazione dell’appena prima del collasso della civiltà, quando nessuna riposta si dimostra adeguata, e dove la chiusa di tutto è la vignetta della penultima pagina dove la profezia dell’economista Keynes potrebbe farsi epitaffio.


Tanto nel lungo periodo, saremo tutti…


La credit sean dei due mattoidi che, nel crollo totale di tutti i codici condivisi, non sono più in grado di capire cosa voglia essere una riga di mezzeria, ci fa ridere e piangere insieme consegnandoci definitivamente alla follia.


Forte.


Sconvolgente.


Bello.

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