Recensione | L'innocente di Marco Franzoso

Aggiornato il: 10 dic 2019


Copertina de L'Innocente di Marco Franzoso (Mondadori, 2018).

Dopo Il bambino indaco (Mondadori, 2018. ISBN: 9788804702719), Marco Franzoso continua a parlare di famiglie, giovanissimi e della maniera in cui gli adulti sembrano non avere mai l’idea di che cosa stia succedendo nelle proprie vite.

In questo senso, L’innocente è un romanzo estremamente realistico, nel quale gli adulti si comportano da bambini – fanno i capricci, delegano il proprio dolore, non si prendono le responsabilità delle proprie emozioni – e i bambini sono costretti a diventare adulti – scelgono il silenzio, il senso di colpa, la castrazione dei sentimenti.

Nessuno accenna mai ad aiutare Matteo e il suo trauma dà l’impressione di essere perpetuo: prima la rimozione forzata della figura paterna dalla sua vita, poi l’annichilimento emotivo della madre, successivamente gli abusi da parte della persona a cui viene “affidato” per volontà della madre – troppo impegnata a guardare sé stessa soffrire.

Gli adulti di Franzoso si riducono a due categorie principali, fra le quali oscillano tutte le sfumature del caso: da una parte gli inetti e dall’altra i dominatori. I bambini si ritrovano qui a prendere le redini degli eventi e diventare piccoli adulti sui quali gli adulti reali pretendono di contare. Un esempio lampante è la madre di Matteo, che per tutto il romanzo ripete al figlio che è ormai abbastanza grande per, sostanzialmente, sostituire suo padre nonostante sia evidente che Matteo non ne è ancora in grado. Il divertimento, il gioco e l’innocenza non fanno più parte della vita del bambino, che trova per un brevissimo periodo svago nella musica e poi si vede tolto anche quello, nella maniera più traumatica; rimane quindi in silenzio, la decisione di non essere più un peso, di non chiedere aiuto anche quando ormai tanto vale farlo, la scelta di riversare su sé stesso tutte le colpe dell’universo - come tutti intorno a lui sembrano fare.

Il silenzio è una costante nella storia della famiglia di Matteo. Nel silenzio si rifugiano tutti per trovare nella solitudine un appiglio che non trovano mai, come la madre che esce dalla propria stanza solo poco prima di cena, e dal silenzio rifuggono tutti quando si trovano nello stesso spazio, come l’avvocato logorroico, la nonna invadente, la madre balbettante. Il rumore di parole tutto sommato vuote, che vengono disposte in maniera disordinata su una superficie da riempire a forza, da occupare col nulla. Non essendo capaci di assumersi le proprie responsabilità, gli adulti di Franzoso parlano per non essere costretti a riconoscere che i bambini hanno deciso di rimanere in silenzio.

L’innocente è quindi un prodotto ben riuscito, realistico, un romanzo che guarda in basso, verso i più piccoli, i più bassi, i meno visibili, con la consapevolezza di aver scelto di raccontare una storia importante. Una storia dal titolo quasi paradossale: l’innocenza infantile che dovremmo poter trovare nel protagonista, viene infatti demolita fin dall'inizio della storia e poi sostituita dal dolore di una precoce età adulta.

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